The Way Back. La natura ostile di un maestro del cinema

A distanza di quasi due anni, approda finalmente nelle nostre sale The Way Back, l’ultimo film di Peter Weir. E se in Italia fatica ad uscire al cinema anche una pellicola diretta da un autore apprezzato e noto al grande pubblico, grazie a film come L’attimo fuggente e The Truman Show, significa che siamo messi proprio male Il regista australiano, autore anche della sceneggiatura insieme a Keith Clarke, per questo suo ultimo lavoro si è ispirato al romanzo autobiografico Tra noi e la libertà di Slavomir Rawicz, ex-detenuto di un gulag sovietico.

Nel 1939, Janusz, tenente dell’esercito polacco, viene accusato di spionaggio e condannato a venti anni di lavori forzati da scontare in un gulag siberiano. Dopo un iniziale periodo di prigionia, pianifica l’evasione insieme ad altri sei carcerati, tutti vittime della dittatura stalinista ad eccezione di Valka, un feroce e violento criminale perfettamente interpretato da Colin Farrell. La fuga attraverso le fredde terre siberiane li condurrà fino in India, solo dopo aver percorso il deserto del Gobi e le pendici dell’Himalaya passando per il Tibet. Una marcia durissima ed estenuante, lunga 6500 km, per tornare finalmente a sentirsi e ad essere uomini liberi.

Fin dalla trama si può facilmente comprendere quanto la tematica affrontata sia cara a Peter Weir, un cineasta che ha affrontato più volte, nel corso della sua filmografia, il complesso e talvolta misterioso rapporto uomo-natura. Le riprese di The Way Back, in Marocco, India e Bulgaria, non devono essere state affatto semplici per l’intera troupe: un’impresa ardua per restituire al meglio sul grande schermo un’avventura epica e straordinaria, ambientata in luoghi ostici e difficili dove la forza della natura emerge in tutta la sua irruenza, tra tundre ghiacciate e infinite distese desertiche. Weir indaga l’animo umano attraverso i rapporti che s’instaurano tra i fuggiaschi, resi difficili a causa della natura avversa che li circonda e con cui devono confrontarsi durante il lungo cammino verso la libertà. In mezzo a mille difficoltà, in questo perenne confronto/scontro con l’habitat circostante, il piccolo gruppo si fa sempre più saldo e coeso, sostenendosi a vicenda per riuscire a sopravvivere.

I protagonisti del film si sono calati magnificamente nei rispettivi ruoli, dal sempre bravo Ed Harris, che aveva già lavorato con Weir ai tempi di The Truman Show, all’attore britannico Jim Sturgess che interpreta la parte di Janusz, l’instancabile e ostinata guida del gruppo, dalla giovane e sempre più promettente Saoirse Ronan nelle vesti di Irena, ragazza in fuga dalla Russia che condivide una parte del viaggio col resto del gruppo al già citato Colin Farrell, fino ai meno conosciuti Dragos Bucur e Gustaf Skarsgård, figlio del noto attore svedese Stellan Skarsgård.

Peter Weir realizza un’opera solida e classica, con paesaggi mozzafiato splendidamente fotografati da Russell Boyd, già suo collaboratore per Master & Commander – Sfida ai confini del mare. L’autore australiano continua dunque per la sua strada, portando avanti la sua poetica con grande coerenza , incurante delle mutazioni hollywoodiane e delle mode passeggere.

Boris Schumacher

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