The Company You Keep. A Venezia arriva un westerner liberal e impegnato

L’angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Secolo XIX

A un passo dai suoi 76 anni, che compie il 18 agosto, Robert Redford va ancora a cavallo nelle praterie, pilota il pregevole festival Sundance tra le nevi dello Utah e gira film moderatamente scomodi. Gli piace riflettere sulla storia americana, se possibile facendo buon spettacolo. Anche per questo accompagnerà alla Mostra di Venezia, il prossimo 6 settembre, il piuttosto atteso “The Company You Keep” che lo vede protagonista accanto a Shia La Beouf, a Susan Sarandon e a una schiera di attori strepitosi: da Sam Elliott a Nick Nolte, da Anna Kendrick a Julie Christie, da Stanley Tucci a Chris Cooper.

Un ritorno alla grande, dopo il piccolo “The Conspirator” che in patria incassò appena 12 milioni dollari. Uno di quei film solidi e indignati, allusivi e onesti, che parlano dell’America di ieri – il processo militare agli assassini del presidente Lincoln mandò sulla forca anche una donna forse innocente – per dirci qualcosa dell’America di oggi. Stavolta l’idea è di piacere al grande pubblico, anche se questo westerner liberal, che si veste da cowboy e cita Gertrude Stein, continua ad usare il residuo potere contrattuale legato allo status di star planetaria per girare film apparentemente fuori moda.

“The Company You Keep”, subito acchiappato dal nuovo direttore veneziano Alberto Barbera, uscirà in Italia distribuito da Raicinema. Redford vi incarna un vecchio militante del movimento radicale di ispirazione comunista-rivoluzionaria “Weather Underground” che infiammò, con rapine a mano armata, atti violenti e attentati dinamitardi, l’America a cavallo degli anni Sessanta-Settanta. La protesta contro la guerra del Vietnam presto degenerò, con esiti nefasti. Inseguiti dall’Fbi, i cosiddetti “weathermen”, da un verso della canzone “Subterranean Homesick Blues” di Bob Dylan, si diedero alla clandestinità, e solo nei primi anni Ottanta alcuni di essi si costituirono o furono arrestati.

Il film, ispirato all’omonimo romanzo di Neil Gordon e sceneggiato da Lem Dobbs, immagina che uno di questi attivisti mai beccati, appunto Redford, si sia rifatto una vita col nome di Jim Grant, facendo l’avvocato ad Albany, New York. Vedovo, l’uomo è stimato nella comunità e non dà nell’occhio. Finché l’arresto di una sua ex compagna di lotta, interpretata da Susan Sarandon, non mette in moto la curiosità di un ambizioso e spregiudicato giornalista, Shia LaBeouf, deciso a fare lo scoop della sua vita. Il cerchio si stringe attorno a Grant, meglio scappare verso il confine canadese insieme alla figlia Izzy, che ignora tutto del suo passato ma presto capirà nell’incedere frenetico degli eventi.

Squisitamente redfordiano, no? Sogni, ideologie, utopie, misfatti. Le contraddizioni della rivoluzione, gli amici che ti sei scelto, un uomo in fuga costretto a fare i conti col proprio passato misurandosi con il giovane cronista e gli agenti federali sulle sue tracce. Dalle poche sequenze diffuse, sembra proprio un gran bel film. Teso, nervoso, non banale nella riflessione politica connessa all’andamento quasi poliziesco, dove Redford, nonostante qualche ritocco plastico di troppo e una tinta di capelli sospetta, sfodera la grinta pensosa dell’eroe contraddittorio, in un clima ansiogeno alla “Tre giorni del condor”.

Per la cronaca è il suo nono film da regista: cominciò nel 1980 con “Gente comune”, e quasi nessuno s’è rivelato un successo commerciale, a parte il primo, però resistono all’usura del tempo, specie “In mezzo scorre il fiume”, “L’uomo che sussurrava ai cavalli” e il più recente “Leoni per agnelli”, un’amara riflessione su senso della patria, guerra “giusta” e menzogne della politica accolta con interesse solo in Italia.

E pensare che dopo la morte dell’amico Paul Newman, col quale progettava di girare un malinconico film senile, era parso che la carriera cinematografica di Redford fosse conclusa. Lontani, nel ricordo popolare, il cacciatore solitario di “Corvo rosso non avrai il mio scalpo”, il pistolero Sundance Kid di “Butch Cassidy”, il baro sorridente di “La stangata”, il giornalista ficcanaso di “Tutti gli uomini del presidente”. Ironia della sorte: in “The Company You Keep” sarà proprio un reporter a metterlo nei guai e costringendolo alla fuga. Le semplici giravolte del destino, per dirla ancora con Bob Dylan.

Michele Anselmi

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