Biancaneve e il cacciatore. Un residuo di cinema passato

Siamo reduci da un decennio che ha visto la televisione trionfare sul cinema, grazie ad una generazione di autori dimostratisi in grado di puntare maggiormente sulla validità e la forza di uno script piuttosto che sugli effetti speciali e sul divo di turno. Purtroppo quella stagione è finita, anche per la volontà dei molti di spostarsi dal piccolo al grande schermo. Un’invasione che è appena cominciata: un titolo come Quella casa nel bosco dimostra che la migrazione potrebbe fare un gran bene al cinema.

Malgrado ciò il botteghino americano sembra ancora voler premiare film che possono contare solo su script deboli, e Biancaneve e il cacciatore, nonostante gli ottimi incassi in patria, tali da generare un seguito, è un film dalla sceneggiatura davvero debole. Priva di quel minimo di originalità che avrebbe permesso di sorvolare sulle imperfezioni narrative, la pellicola diretta da Rupert Sanders è un minestrone di scene già viste ed idee riciclate.

Eppure Sanders si sforza nel tentativo di riuscire a dare dello spessore, ma purtroppo si ritrova a servire un pessimo script ed un’attrice protagonista, Kristen Stewart, che non riesce mai ad entrare nella parte, incapace di mostrare le emozioni che il suo personaggio, invece, richiedeva. Totalmente messa in ombra da una Charlize Theron che con maestria delinea un personaggio dalla forte umanità e dall’immenso fascino, riuscendo persino a rendere credibili le banali motivazioni che gli sceneggiatori hanno dato al suo personaggio. E’ la sola caratterizzazione della Theron il motivo per cui questo film non è un completo fallimento artistico.

A peggiorare le cose è l’unico aspetto forse “originale”: l’agire privo di logica di tutti i personaggi. Assistiamo, durante la visione, ad azioni prive di senso e mordente, su tutte: la Regina che tiene in vita Biancaneve, in realtà l’unico essere che può ucciderla; militari che progettano assedi a castelli puntando solo sulla cavallerie; cattivi che confessano il proprio inganno all’eroe proprio nel momento in cui la propria vita dipende da quest’ultimo.

Biancaneve e il cacciatore è un residuo di quel tipo di cinema che anni fa fu ampiamente superato dalla televisione, e che la crisi – ricucendo gli investimenti sugli effetti speciali – ha mostrato in tutta la sua debolezza. Ora tocca ai nuovi autori rieducare il gusto degli spettatori ed impedire che operazioni come questa possano ancora essere campioni d’incassi.

Marco Scali

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