Venezia 69. I veri divi sono i film

L’angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su il Secolo XIX

VENEZIA. D’accordo, la Mostra del cinema sarà anche glamour, feste, mondanità, abiti di lusso, star patinate e cene di gala alla Punta della Dogana organizzate da Lapo Elkann e Franca Sozzani per celebrare, anzi “to celebrate”, la kermesse arrivata alla sua 69ª edizione. Ma il rischio è di esagerare, come fa notare Alberto Barbera, tornato a dirigere la rassegna a dieci anni esatti dalla defenestrazione anticipata, ad opera dell’allora ministro Urbani. «Che i media oggi si occupino solo dell’abito di Kasia Smutniak mi sembra perverso» ribadisce il 62enne biellese alla vigilia dell’inaugurazione. «Negli anni Ottanta, per fare un esempio con la gestione di Lizzani, nessuno ti chiedeva in conferenza stampa se c’erano divi nel programma. Non è più così, purtroppo». In effetti erano i film i veri divi.

Stasera si parte con “The Reclutant Fundamentalist” di Mira Nair e col documentario- ritratto del sassofonista Enzo Avitabile firmato da Jonathan Demme, entrambi fuori concorso. Ma ieri sera, all’Arena di Campo San Polo, pre-apertura con la copia restaurata di “Roma ore 11” di Giuseppe De Santis, tanto per marcare la differenza rispetto all’infausto Ezio Greggio in 3D del 2011, l’ultimo della gestione Marco Müller. Il quale Müller oggi pilota il Festival di Roma, un tempo tanto detestato e oggi pronto a rivaleggiare con Venezia sul fronte delle prime mondiali. Sarà curioso rivederlo di nuovo Lido, come ospite, in segno d’amicizia verso Marco Bellocchio, che il 5 settembre presenta “Bella addormentata”.

Sotto un sole rovente fervono ancora i lavori attorno al Palazzo. Facciata ripensata, foyer allargato, sale minori rinnovate, per una spesa di circa 2 milioni e 200 mila euro anticipati dalla Biennale d’intesa col Comune. Spariti i Leoni di cartapesta pensati anni fa dallo scenografo Dante Ferretti (li trovi in giro per il Lido, un po’ spaesati), è tutto un tripudio di triangoli rossi sul quale s’è sviluppato uno scherzoso dibattito tra gli osservatori giunti da fuori. Saranno cuori, petali, plettri giganti o schegge di un’ideale esplosione del mitico tappeto rosso? Vai a saperlo. Qualcuno dice che sembrano imbottiture dei reggiseni, ma l’effetto notturno è suggestivo, e poi era arrivata l’ora di inventarsi qualcosa.
Coperto solo a metà, invece, l’orrendo buco sul quale sarebbe dovuto nascere il nuovo Palazzo. Almeno adesso, grazie a un investimento di 1 milione e 800 mila euro, il piazzale davanti al Casinò è calpestabile, perfino ingentilito da pezzi di prato e tendoni; ma basta spostare lo sguardo di pochi metri per ritrovare la voragine, bonificata dall’amianto, frutto di errori clamorosi. Una scritta scolorita accusa ancora: «40 milioni di euro delle nostre tasche… Quante persone si potevano curare?».

Però oggi nessuno ha voglia di polemizzare più di tanto. Il presidente della Biennale, Paolo Baratta, si divide tra le inaugurazioni delle sezioni Cinema e Architettura; l’anno scorso di questi tempi sembrava spacciato, l’allora ministro pidiellino Giancarlo Galan meditava di sostituirlo con l’amico pubblicitario Giulio Malgara e l’avrebbe fatto se non fosse stato costretto a dimettersi con l’arrivo di Monti. Stasera, all’inaugurazione in Sala Grande, non mancherà una densa rappresentanza dell’attuale governo “tecnico”: Clini, Ornaghi, Catricalà, forse Cancellieri. E chissà che il 6 non si materializzi alla Mostra il presidente Napolitano, atteso in Veneto per altri impegni.

Resterà per tutto il tempo della Mostra, invece, Kasia Smutniak, ex moglie del povero Taricone e oggi compagna del produttore Domenico Procacci. Scelta come madrina delle serate d’apertura e di chiusura, la bella e brava attrice polacca si presenta sulla terrazza del Palazzo stretta in un abitino bianco molto anni Cinquanta, scarpe basse nere. L’anno scorso il compito toccò a Vittoria Puccini, l’anno prima a Isabella Ragonese. Smutniak, il cui nome si pronuncia con due esse, confessa candidamente: «Stavo tranquilla finché non ho incontrato voi giornalisti. Devo aver paura? Il palcoscenico mi terrorizza, in vita mia non ho presentato nulla, nemmeno la Sagra della salsiccia». La cerimonia sarà ripresa in diretta da Rai Movie a partire dalle 18.30. A scrivere i testi è stato chiamato Marco “stracult” Giusti. Lei, Kasia, non ha ancora deciso cosa indosserà, però qualche collega donna glielo chiede, per la felicità di Barbera. Le chiedono pure se non si senta un po’ “raccomandata”, avendo per fidanzato il dominus della Fandango. Visibilmente scocciata, risponde: «Qual è la domanda? Volete dire che sono qui per Procacci? Non lo sapevo. Di sicuro non mi sento a disagio perché Domenico ha un film in concorso». Tiè!

Michele Anselmi

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