Eva, un robot con cuore e anima nell’esordio di Kike Maíllo

Esce, oggi, sui nostri schermi Eva, opera d’esordio dello spagnolo Kike Maíllo, presentata lo scorso anno al Festival di Venezia e vincitrice in patria di tre Goya, gli Oscar del cinema iberico. Siamo nel 2041 nella cittadina innevata di Santa Irene in Spagna. Alex, talentuoso ingegnere cibernetico, vi fa ritorno dopo ben dieci anni di assenza per lavorare ad un progetto segreto che si pone come obiettivo quello di creare un bambino robot dotato di emotività. Alex si ritrova anche a fare i conti col proprio passato che ha il volto di Lana, la sua ex compagna nonché collega di lavoro che nel frattempo si è sposata con David, suo fratello, e con cui ha avuto una figlia, Eva, una bambina di dieci anni. Quest’ultima dimostra un’intelligenza ed una vivacità fuori dal comune, al punto da spingere Alex a prenderla come punto di riferimento per la componente emotiva da instillare nel suo robot.

Siamo davanti ad un’opera suggestiva, stratificata e complessa che presenta innumerevoli spunti di riflessione. A Maíllo l’elemento fantascientifico, peraltro reso sul grande schermo da effetti speciali più che soddisfacenti, interessa solo marginalmente. Al regista esordiente preme soprattutto porre interrogativi su importanti quesiti – sociali, etici e morali – più che mai attuali al giorno d’oggi. Lo scienziato vuole assurgere al ruolo di demiurgo, dando vita ad un robot umano (evidente già qui la contraddizione in termini) talmente perfetto nella sua imperfezione umana da risultare più vero del vero. Alex, novello Frankenstein, ha la pretesa di donare sentimenti umani ad una macchina e, allo stesso tempo, di continuare a dominarla e di essere obbedito. Scoprirà a caro prezzo che l’emotività rende imprevedibile il comportamento dei robot proprio perché in tal modo riproduce l’atteggiamento umano.

Davvero eccellenti le prove degli attori, dal protagonista Daniel Brühl, volto ormai noto anche qui da noi grazie alle sue interpretazioni in film come Good Bye Lenin! e Bastardi senza gloria, alla debuttante e sorprendente Claudia Vega nel ruolo di Eva, passando per Marta Etura, vista di recente in Bed Time di Balagueró. La pellicola ha un tono malinconico di fondo, dovuto anche al perenne paesaggio innevato in cui si svolge la vicenda, ed un’ambientazione retrò, nei vestiti e negli arredamenti, che affascina nel suo contrasto con le avveniristiche creazioni robotiche presenti sulla scena. Buono il lavoro in fase di sceneggiatura che piazza un bel colpo di scena sul finale, necessario a ribaltare alcuni snodi narrativi che in un primo momento sembrano invece portare su territori quasi scontati. Maíllo riesce a maneggiare con sapienza tematiche che richiamano alla mente le famose Leggi della robotica di Asimov e perfino il celebre burattino di Collodi a cui si era già ispirato Steven Spielberg per A.I. Intelligenza Artificiale, riuscendo piacevolmente a sorprenderci con la storia di un robot che voleva essere un bambino per amare e dei suoi genitori/creatori che desideravano essere amati.

Boris Schumacher

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