Le immagini della crisi alla 69. Mostra di Venezia

La crisi, nelle sue diverse sfaccettature e rappresentazioni, economica, intimistica e valoriale, è uno dei leit motiv della 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, che con la consegna del Leone d’oro alla carriera a Francesco Rosi sta così sublimando il filone narrativo del cinema di impegno sociale.

Visitata, analizzata e proposta, soprattutto sotto il profilo economico, dai registi e dalle produzioni italiane: capace di sconvolgere, stravolgere e cambiare totalmente la vita del quarantenne Giulio nel film Gli equilibristi di Ivano De Matteo, in concorso nella sezione Orizzonti, e di essere di estrema attualità in Acciaio, pellicola presente nelle Giornate degli autori, che, se pur ambientata nello stabilimento di Piombino, si può accostare drammaticamente alle vicende odierne degli operai dell’Ilva di Taranto, in bilico tra diritto alla salute e diritto al lavoro, e a quelle dei sardi del Sulcis.

Nel racconto tragicomico ed epico di Daniele Ciprì in E’ stato il figlio, opera in concorso al Festival, la famiglia Ciraulo invece conosce e vive tutte le tre forme di crisi: da quella occupazionale, che costringe solo il capofamiglia Nicola a lavorare per mantenere la famiglia, a quella intimistica scaturita dalla morte di Serenella ed, infine, a quella valoriale suggellata dall’acquisto della Mercedes, un’icona di ricchezza che però non soddisfa la richiesta di un lavoro vero, non precario, quale la nonna Rosa invoca per porre fine all’instabilità economica che affligge tutti i componenti della casa.

Come nel quartiere di Palermo, anche in quello coreano di Cheonggyecheo, mostrato da Kim Ki-Duk in Pieta, è la sete di denaro e di ricchezza a trasformare, mutare e annientare la sfera valoriale imbarbarendo i personaggi e mortificando quelli già derelitti.

La crisi economica è invece la causa della disperazione di altri, non italiani: dei circa ventimila albanesi che l’8 agosto del 1991 a bordo della “dolce” mercantile Vlora cercarono di raggiungere alle coste di Bari la terra ferma, fino a quel momento vista e agognata attraverso le immagini televisive di programmi italiani. E’ il ritratto di un’altra umanità filmato da Daniele Vicari nel documentario fuori concorso La nave dolce che ripropone il primo esodo di una popolazione protagonista di “mutamento storico”: “quell’approdo della nave Vlora nel porto di Bari l’8 agosto del 1991, spiega nelle note il regista, è stato l’innesco di una rivoluzione socioculturale di proporzioni fino ad allora inimmaginabili. In Italia nel’91 c’erano poco più di 300.000 stranieri, oggi ce ne sono quasi 6 milioni”.

Intimistica per il padre dello sposo nel fuori concorso Love is all you need di Susanne Bier e valoriale nei sessantottini del francese Après Mai. Infine, valoriale e intimistica per i personaggi di Bella Addormentata di Marco Bellocchio, altro film italiano in concorso a Venezia.

Alessandra Alfonsi

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