Il Giappone a Venezia, battuto dalla Corea del Sud

Con il meritato Leone d’Oro a Pietà del regista sudcoreano  Kim Ki-duk si è chiusa la 69ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Storia d’amore filiale, vendetta e violenza che conferma ancora una volta come ormai negli ultimi anni il cinema asiatico parli coreano.

In concorso il paese del Sol Levante portava l’ultimo lavoro del celebre artista Takeshi Kitano che con il suo sequel a Outrage si immerge nuovamente nel mondo della Yakuza. In Outrage Beyond il ritorno a sorpresa di un boss ritenuto morto scatena una guerra tra due clan mafiosi. Tra giochi di potere che intrecciano crimine, politica e mondo degli affari è impossibile indovinare chi uscirà vincitore.
Nei film di Kitano la Yakuza è un elemento ricorrente così come lo sono il mare, la disgrazia e il suicidio. I suoi eroi sono spesso invincibili vendicatori la cui giustizia cruda e discutibile è portata avanti in modo inesorabile. Il regista tende a criticare la società giapponese di cui spesso fornisce una parodia. Il suo è un umorismo nichilista, con silenzi frequenti e carichi di frustrazione, scene di violenza autoironiche che trasmettono un senso di irrealtà.

Nella sezione Orizzonti, nuove correnti del cinema mondiale spiccava Sennen No Yuraku (The Millennial Rapture) di Koji Wakamatsu. Ambientato nella piccola comunità Roji dove uno dei più famosi romanzieri giapponesi, Kenji Nakagami, ha ritratto l’assurdità e la passione della vita degli abitanti. A Roji c’erano uomini belli che avevano combattuto, per vivere, con il sangue del clan Nakamoto, sangue “nobile ma empio”. La levatrice Oryu ha visto tutti questi uomini crescere, vivere e morire. Ora che è vecchia parla con le anime dei morti del clan Nakamoto.

Shokuzai (Penance) di Kiyoshi Kurosawa era tra le pellicole Fuori Concorso. Kurosawa è conosciuto principalmente per aver diretto molti film appartenenti al J-Horror, un genere di horror di stile giapponese dal carattere psicologico che costruisce la tensione più su ciò che non viene mostrato. Spesso in queste pellicole compaiono gli yūrei, tipici fantasmi giapponesi, i poltergeist, ed elementi del folclore e della religione. In Shokuzai una piccola città conosce una dolorosa tragedia quando un estraneo rapisce e uccide Emili, allieva di una scuola elementare. Le quattro compagne che stavano giocando con lei sono le prime a scoprirne il corpo. Il rapitore non viene trovato e il crimine rimane irrisolto. Straziata dal dolore, Asako, madre di Emili, condanna le quattro bambine, nessuna delle quali riesce a ricordare il volto del rapitore. “Fate l’impossibile per trovare l’assassino”, dice loro, “altrimenti subirete un castigo che io approverò”. Quindici anni dopo le quattro bambine sono diventate donne. Ancora profondamente colpite dalla condanna di Asako, rimangono oppresse dalla maledizione del “castigo” e ciò metterà in moto una catena di eventi tragici fino ad una risoluzione del dramma.

Per Venezia Classici una selezione di film restaurati e di documentari sul cinema Karumen Kokyo Ni Kaeru, Carmen ritorna a casa pellicola del 1951 del maestro giapponese Keisuke Kinoshita. Un film monumentale che non è soltanto la prima pellicola giapponese a colori, ma anche una delle commedie più amate e di maggior successo mai prodotte in Giappone. Quando Lily Carmen decide di ritornare al villaggio natio per fare visita al padre, l’uomo si infuria con lei, perché, dice, lui non ha mai avuto una figlia con un nome straniero. Tre anni prima Carmen era partita per Tokyo attratta dall’avventura e dalla vita eccitante della città. Gli abitanti del villaggio hanno sentito vagamente parlare della celebrità della ragazza, ma pensano che sia genericamente famosa come ballerina. Quando apprendono che è una nota spogliarellista, scoppia lo scandalo. Carmen e la sua amica di Tokyo, le quali, a dispetto delle critiche, sono genuinamente convinte che lo spogliarello sia arte, simboleggiano una nuova tendenza della gioventù giapponese che inquieta e nel contempo incuriosisce la gente conservatrice del villaggio.

Francesca Bani

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