Avventura nel cinema USA. L’esperienza di Giulio Poidomani

Vecchio collaboratore di Cinemonitor, Giulio Poidomani è volato in America per inseguire il sogno di una carriera ad Hollywood. Non solo regista, ma anche scrittore e sceneggiatore, dopo una serie di cortometraggi realizzati in Italia, sta adesso lavorando ad una web series ed ha appena finito il suo primo corto americano. Lo abbiamo incontrato.

Cosa significa cercare fortuna nel mondo del cinema USA?

Non lasciarsi perdere d’animo. Soprattutto quando si parla di una città come Los Angeles, che pone le sue radici sul cinema. Lì sono tutti registi e la competizione è immensa. Ci vuole tanta forza per rimanere a galla e tanta passione. E quando ti metti d’impegno alla fine ne esce fuori qualcosa di buono. Io per esempio sono riuscito a girare alcuni cortometraggi e ho una web series in post produzione che abbiamo girato a New York. E’ lì che sono entrato in contatto con gli attori del Susan Batson Studio e, insieme, abbiamo deciso di creare Sloth, un cortometraggio sui sette peccati capitali.

Di che parla precisamente Sloth?

Ogni personaggio interpreta un peccato e tutti sono congiunti dal peccato comune che è l’Accidia, vista come un’antica dea demone che guarda alla disillusione e disperazione della civiltà umana dall’alto della sua terrazza a Times Square, incurante di quello che succede nel mondo. La storia è a metà tra il thriller e il poliziesco. Ruota infatti intorno alle vicende di Avarizia, interpretata dall’italiana Monica Vallero, e alle indagini di due detective sull’omicidio della donna stessa. Da questo cortometraggio abbiamo poi deciso di sviluppare l’idea di una web series, che dovrebbe essere pronta entro la fine dell’anno. Mi sono trasferito poi a Los Angeles per seguire i corsi della UCLA Extension e lì ho ho diretto la mia tesi, di cui vado particolarmente fiero. Ciò che mi preoccupava di più di questa sceneggiatura era trovare l’attore giusto. Ho anche rimandato le riprese perché non ero soddisfatto dei casting. Poi finalmente Eric Gorlow è apparso. Credo che i suoi occhi e il suo corpo esile e pallido abbiano dato al personaggio qualcosa in più.

Disruption, il tuo prossimo progetto?

Il film parla di un fumettista depresso che cerca di tornare a vivere dopo un lungo coma. Quando lo vediamo per la prima volta è un uomo senza speranze che non crede in nulla e neanche nel suo progetto. Infatti sta lavorando ad un fumetto dove il punto di vista non è quello dell’eroe, ma quello del cattivo: come se invece di seguire le avventure di Batman seguissimo quelle del Joker. Ed infatti per me il protagonista è un po’ Joker con una visione del mondo tutta sua. L’idea per la sceneggiatura mi è venuta da tutte quelle notizie di uomini che improvvisamente decidono di uccidere i propri familiari. Così mi sono avventurato nei meandri più nascosti di questa mente malata che crea caos.

A che punto della lavorazione ti trovi?

In questo momento siamo in quella che per me è la fase più difficile, cioè il momento in cui tocca al pubblico giudicare. Abbiamo cominciato le iscrizioni ai vari festival e, proprio per questo, aperto una campagna per raccogliere fondi su Indiegogo. Infatti, anche se la lavorazione è finita, le spese non finiscono e abbiamo ancora bisogno di un piccolo aiuto. Indiegogo è un sito molto semplice e si possono fare diversi tipi di offerte. La più piccola da 2 dollari. Se poi qualcuno volesse aiutare in maniera più incisiva c’è anche l’opportunità di associarsi al progetto come Executive Producer con un contributo di 500 dollari. Indiegogo è un sito che ha aiutato molti a realizzare i propri obiettivi e spero che aiuti anche noi.

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