Candidato a sorpresa. Una campagna politicamente scorretta

Manca la sedia vuota, che ha accompagnato e amplificato il discorso politico di Clint Eastwood alla convention repubblicana di Mitt Romney, e mancano anche le reazioni pubblicate via twitter da Obama, nonché il clamore suscitato sui social network dalla trovata scenica del regista, ma The Campaign –tradotto in italiano con il titolo di Candidato a sopresa – di Jay Roach è una parodia divertente sul marketing politico che caratterizza e condiziona le elezioni statunitensi.

Spot sessisti, ansiogeni e demolitori dell’avversario, sondaggi quotidiani, duelli politici televisivi, sermoni, anche a sfondo religioso, sono la cornice narrativa di questa commedia – tuttavia già datata per il mancato riferimento all’utilizzo dei social network nella comunicazione politica – che ha come protagonisti Cam Drady e Marty Huggins, due avversari politici, candidati nel distretto della Carolina del Nord. Due uomini dalla vita privata diametralmente opposta che finiscono per assomigliarsi grazie alle strategie di marketing. Cam Drady è il leader politico, già costruito per vincere le elezioni, l’altro, il suo rivale Marty Huggins, un sempliciotto ingenuo, che ricorda nel vestiario, fatto di soli jeans e pullover di scarsa qualità ed eleganza, il già noto ragazzone texano del ranch che rischia di strozzarsi per alcuni salatini, e la cui vita viene stravolta da un consulente marketing.

Se le parole chiave dei padri fondatori sono state America, Gesù e Libertà, per le quali gli americani al solo sentirle impazziscono, per le elezioni statunitensi è vincere ad ogni costo: obiettivo possibile da raggiungere sono con il denaro perché, come proclamano i fratelli Motch, quando si hanno i capitali niente è prevedibile.

Con una fotografia, più televisiva che cinematografica, che rimanda a programmi satirici e comici made in Usa, Jay Roach, già regista di Ti presento i miei, dissacra, a pochi mesi dalle incerte elezioni presidenziali statunitensi, il sistema politico americano e lo fa con humur perché “la commedia è la risposta corretta da dare ai politici di oggi. Perlomeno, ti dà modo di riderci su e trasforma la realtà in qualcosa di più facile da digerire”.

Rispetto, infatti, alle precedenti pellicole, come Bobbie e Milk, che hanno descritto in modo romantico, passionale e, quasi sacrale, il sistema politico e le elezioni statunitensi, in questo film, che non si schiera politicamente né con i democratici né con i repubblicani, tutto è invece moralmente corrotto, eccetto l’ happy-end.

Alessandra Alfonsi

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