Prometheus. Il fiacco ritorno alla fantascienza di un maestro

Scozia, anno 2089. La coppia di archeologi Elizabeth Shaw e Charlie Holloway scopre sulla parete di una grotta il dipinto di una mappa stellare presto interpretato come un invito da parte dei precursori dell’umanità, gli “Ingegneri”. Nel 2093 Il Prometheus raggiunge così la luna LV-223: l’equipaggio della nave, che viaggiava in ibernazione, viene svegliato poco prima dell’approccio al satellite dall’androide David. L’atterraggio avviene nei pressi di una grande struttura che la squadra si prepara ad esplorare. Entrati in questo enorme tempio, gli scienziati si ritroveranno davanti ad un vero e proprio massacro: tutti gli architetti sono stati spazzati via da una forza sconosciuta.

Ammettiamolo: il ritorno di Ridley Scott alla fantascienza ci aveva ridato la speranza, ormai persa da tempo, di vedere finalmente una pellicola degna di Blade Runner o Alien. Due, interminabili, ore dopo la triste verità: lo Scott che ci aveva fatto sognare e terrorizzato con le sue visioni futuristiche è andato per sempre. Evidenti i buchi narrativi della sceneggiatura (toccata anche dalla mano del “lostiano” Lindelof), poca suspence e personaggi al limite della credibilità. Per non parlare del finale banale e deludente che ci preannuncia un’ennesima serie; unico brivido la nascita del caro vecchio Alien, ma forse è solo nostalgia di un passato ormai troppo lontano. Colpa del regista? Anche, ma soprattutto sbagliato è stato mettere Damon Lindelof davanti ad un progetto così ambizioso: trattare un film come fosse un serial, porre mille domande che non avranno risposta (se non nel secondo o terzo capitolo della saga). Insomma trasformare un potenziale epico come quello di Prometheus in un ”Lost Spaziale” è stato di certo il colpo di grazia.

Ma non è solo la sceneggiatura a creare problemi. La scelta di Naomi Rapace come protagonista è discutibile sotto ogni punto di vista: legnosa come sempre, l’attrice non è capace di reggere un personaggio del genere e non ha niente a che vedere – con buona pace di molti – con la Ripley di Sigourney Weaver. Lo stesso vale per Charlize Theron, il cui unico scopo sembra essere quello di sfilare sul Prometheus, quasi fosse una nuova ambientazione per una nota marca di profumo. Ottima prova, al contrario, per l’ormai più che meraviglioso Michael Fassbender nei panni dell’androide David, in cerca di sentimenti “umani”. Le note di merito vanno tutte alla sezione tecnica: ottimi gli effetti visivi e il 3D poco invasivo. Ridley Scott visivamente ci aveva promesso il meglio e ha mantenuto la parola. Peccato però che di bello in questo film ci sia solo quello.

Lorenzo Colapietro

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