Un giorno speciale. Sono questi i giovani?

“In fondo si tratta solo di un p…”. E’ l’inizio crudo, ma efficace e diretto, del romanzo “Il cielo con un dito” di Claudio Bigagli, da cui la regista Francesca Comencini ha tratto Un giorno speciale, in concorso alla 69.Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e da giovedì 4 ottobre nelle sale, distribuito in 50 copie da Lucky Red.

Un racconto cinico, a volte però troppo educato, che stravolge e ribalta, soprattutto nel finale, la storia romanzata, quest’ultima più coraggiosa e romantica, di Gina e Marco, i due giovani protagonisti. Imbarbariti, imbruttiti, passivi e meno riottosi nel confronto con il mondo adulto, loro si comportano già da adulti e sono i più vecchi.

Per Francesca Comencini la sua opera, che a Venezia per l’impegno noto della regista in difesa della dignità femminile è stato interpretato solo come un film sull’etica di una certa classe dirigente, è giustamente la storia di due giovani. Ma ci chiediamo se rappresentino veramente i ragazzi che vivono nell’epoca della crisi economica. Perché per un solo giorno ed insieme si riscoprono tali passeggiando come innamorati per le strade della Capitale, nei centri commerciali, baciandosi, anche solo per civetteria adolescenziale, e compiendo follie.

Giovani imbruttiti, non tanto dalla crisi – cornice storico-sociale di riferimento -, ma dalle proprie famiglie (vedi la scena iniziale della madre che prepara il vestito bianco della figlia come se fosse una sposa) che raccomandano i figli “di periferia” (a volte ridicolizzata come nella scena del pascolo delle pecore, che era assente sin dalle pellicole di Pasolini girate negli anni Sessanta) senza più l’anima e la purezza dei personaggi pasoliniani. E se in alcune sequenze i protagonisti sembrano emulare le pose di Vittorio e Stella di Accattone e di Ettore in Mamma Roma, in loro è scomparsa la dignità. Il solo gesto finale di ribellione di Marco non è scaturito da un rigurgito adolescenziale, ma da un orgoglio maschile ferito. Spetta solo al pubblico individuare nel finale una speranza. Ma in fondo si tratta solo di un film. 

Alessandra Alfonsi

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