Il cinema italiano e la crisi, qualcosa è cambiato

L’angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Fatto Quotidiano

Storiella che la dice lunga su come vive la crisi certa gente del cinema. Una sceneggiatrice à la page, già attrice e poi romanziera, s’è infuriata perché le hanno proposto, per scrivere un copione, 10 mila euro in meno dello standard abituale. Badate bene: stiamo parlando di quasi 100 mila euro, non di 20 mila. Eppure dipingono la signora come molto adontata, per una questione di principio. Principio?

Il vostro Michele l’intenditore, alle prese da mesi con il direttore e l’editore del quotidiano on line “IlVostro.it” che si rifiutano di pagare 56 articoli per un totale di 3.604 euro netti, trasecola. Quasi dappertutto i committenti tendono a procrastinare i pagamenti, a non regolare i conti, in attesa di liquidazioni manovrate ad arte, secondo forme sempre più odiose di sfruttamento intellettuale; e però nel cinema italiano, nonostante il crollo verticale degli incassi e il lievitare abnorme dei costi, c’è chi punta i piedi per 10 mila euro su 100 mila.

Non farò i nomi, per discrezione e per evitare rogne. Ma l’episodio, ammetterete, è illuminante: segnala la distanza, sempre più siderale, tra alcuni privilegiati dello spettacolo, neanche attori e registi che ci mettono la faccia se il film va male patendone le conseguenze, e il malinconico arrancare, tra rinunce progressive e strette ai consumi, di tante persone fino a ieri appena benestanti e oggi costrette a pesanti rinunce.

Tutti sono chiamati, anzi obbligati, a fare sacrifici che incidono pesantemente sul tenore di vita. Anche gli artisti che hanno vigorosamente combattuto Berlusconi, pronti magari ad emigrare magari a Parigi o New York. Si può considerare un’offesa intollerabile la richiesta di una qualche ragionevolezza rispetto ai compensi un tempo accordati? Non li vedono gli incassi dei film italiani, anche dei migliori, usciti dopo Venezia? “Bella addormentata” è appena sopra 1 milione di euro, “È stato il figlio” ha superato di poco i 600 mila, perfino “Reality”, premiato a Cannes, nel primo week-end ha totalizzato 665 mila euro con ben 350 copie.

Qualcosa s’è rotto definitivamente nel rapporto tra pubblico e cinema italiano, vale anche per le commedie e le farse fino a pochi mesi fa ritenute “sicure”. Pure Checco Zalone, il comico-prodigio del 2011, è impantanato: neppure lui sa più bene cosa raccontare, rottama idee su idee. Magari dovrebbe chiamare la signora sceneggiatrice di cui sopra…

Michele Anselmi

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