Silvio Soldini, un’anima divisa tra dramma e commedia

“Dopo due film girati il più possibile dentro la realtà – Giorni e nuvole e Cosa voglio di più – alla ricerca di uno stile quasi documentaristico, avevo voglia di cambiare tono, di tornare alla leggerezza, all’ironia e di pensare ad una storia ariosa e corale”. Con queste parole Silvio Soldini presenta, in alcune note di regia, il suo ultimo film, Il comandante e la cicogna, in uscita nelle nostre sale domani, giovedì 18. Parole dalle quali traspare la costante dicotomia e convivenza soldiniana tra reale e irreale, hic et nunc e immaginazione ai limiti del caricaturale, dove interrogarsi se la vita sia tragedia o commedia.

“Al contrario delle altre mie due commedie – Pane e tulipani e Agata e la tempesta – questo è un film che sento molto legato al momento storico che stiamo vivendo. Ma al tempo stesso è ancora più surreale, magico, più aereo. Bisognava creare un mondo dove personaggi in carne ed ossa, personaggi fantasmi, personaggi statue e un personaggio cicogna potessero convivere” aggiunge. Un tocco surreale, quindi, sull’Italia di oggi, “paese sempre più melmoso e corrotto, dov’è sempre più dura abitare e vivere a causa della volgarità imperante, del cattivo gusto, della furbizia, della politica”.

Il comandante e la cicogna, interpretabile come l’opposizione tra Legge e Libertà, è quindi perfetta incarnazione di tutta la filmografia del 54enne regista milanese, in perenne oscillazione tra il vero (o il verosimile) e il surreale. Una dualità che, in più di vent’anni di carriera, lo ha condotto ad esplorare, girovagare, avanzare e ritornare sui suoi passi tra commedia e dramma. Una “biforcazione” che è palesata spessissimo sin dai titoli delle sue pellicole, composti assiduamente da due termini in lotta e compatibilità.

La passione di Soldini per il cinema nasce all’età di 21 anni, quando abbandona gli studi di Scienze Politiche, intrapresi nella natia Milano, per trasferirsi a New York, dove seguire un corso di regia. Del 1983 è il suo primo mediometraggio girato in 16 mm, Paesaggio con figure, presentato in numerosi festival, tra cui Locarno e Bellaria, che sarà seguito dal premiato Giulia in ottobre.

L’esordio al lungometraggio avviene nel 1989 con L’aria serena dell’ovest, vincitore della Grolla d’Oro alla sceneggiatura a Saint-Vincent e del Grand-Prix al Festival di Annecy, prima di apparire in altre vetrine internazionali come Montreal e Rotterdam. Già da questo primo titolo traspare quanto detto sopra, tramite l’accostamento dell’Ovest, terra del tramonto, con un’aria serena, quasi lucente e luminosa, tipica dell’Est.

Nel 1993 è ancora successo con Un’anima divisa in due, per il quale, al Festival di Venezia, Fabrizio Bentivoglio vince la Coppa Volpi come miglior attore protagonista. Un’opera che, ironia del destino, inquadra proprio l’indole di Soldini divisa in due tra la risata e il pianto, il dolce e l’amaro.

Trofei ne arrivano ancora nel 1997, quando, camminando sul filo sospeso tra malessere e speranza, propone Le acrobate, premiato ai “Rencontres Internationales de Cinema” di Parigi e, ancora una volta, a Saint-Vincent con la Grolla d’Oro a Valeria Golino. Ma questo film è in particolare l’inizio di un lungo sodalizio con la sua musa ispiratrice, Licia Maglietta, che ritroveremo tre anni dopo, nel 2000, nell’acclamato, da critica e pubblico, Pane e tulipani, senza dubbio il film più noto di Soldini, quello che associamo indissolubilmente al suo nome. La pellicola, vincitrice di nove David di Donatello e cinque Nastri d’Argento, è il sommo esempio di quel forte colorismo che diventerà cifra stilistica di un’estetica cinematografica più unica che rara, dove la realtà, come in un Carnevale tutto l’anno, si tinge di gradazioni arlecchinesche, calorose, acide, accese, lampanti, allegre. Toni che, dopo la parentesi del drammatico Brucio nel vento, ritroveremo nella deliziosa commedia Agata e la tempesta (2003).

Dopo quattro anni di pausa, nel 2007 torna al genere drammatico con lo splendido Giorni e nuvole  interpretato da Antonio Albanese e Margherita Buy, al quale seguirà nel 2010 Cosa voglio di più. Due film che affrontano la crisi dell’economia e delle relazioni nell’Italia di oggi, Paese in equilibrio instabile tra precariato e tradimenti. Il comandante e la cicogna, cambiando nuovamente registro, inquadra definitivamente l’autorialità di uno dei più versatili e apprezzati registi italiani in patria e all’estero.

Tommaso Tronconi 

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