Io e te. I giovani “chiusi” di Bertolucci

Non è il Bertolucci colossale, spaziale e storico dell’Ultimo Imperatore, non è il Bertolucci sessantottino e francese di The Dreamers, quello scandaloso e “osceno” di Ultimo tango a Parigi, contadino, popolare, rivoluzionario ed epico di Novecento, ribelle e incestuoso di La luna. Ma Io e te, presentato fuori concorso all’ultima edizione del Festival di Cannes ad un anno esatto dalla consegna della Palma d’Oro alla Carriera, presenta molte caratteristiche essenziali e peculiari della filmografia del Maestro. La rappresentazione dei giovani e dei luoghi chiusi in primis.

Con un minor minutaggio rispetto alla versione di Cannes, da domani sarà nelle nostre sale l’attesa trasposizione cinematografica del romanzo di Niccolò Ammaniti, che ha per protagonisti due giovani, Lorenzo e Olivia, rappresentanti di un ceto medio-alto, bisognosi di affetto, di comprensione, di ascolto e di amore.

Lorenzo, quattordicenne romano con la passione della musica, dei fumetti e delle formiche, è in cura da uno psicologo (interpretato da un Pippo Delbono che sembra un perfetto alter-ego di Bertolucci): è uno “psicopatico che legge a testa in giù”, che preferisce rintanarsi in cantina piuttosto che andare in settimana bianca con i suoi compagni di classe. Ma la sua tranquillità è interrotta dall’arrivo, inaspettato, irruento e violento della sorellastra Olivia, una tossicomane che irrompe nell’angusto spazio vestita con un lungo cappotto nero come fosse un King Kong o una Marlene Dietrich.

Al finale tragico di Amminiti, che ha proposto a Bertolucci la trasposizione cinematografica del romanzo, il Maestro ne ha preferito uno liberatorio e di speranza. Girato per ben due volte e con due diverse metodologie, la prima con il carrello e la seconda con il dolly, mostra Lorenzo e Olivia uscire dalla casa proiettati verso un futuro che per Bertolucci è pieno di speranza: e per questo, nell’ultimo fotogramma, il ragazzo guarda in camera e rivolge un piccolo sorriso al pubblico. Un finale già noto ai cinefili, ma voluto dal regista proprio per sottolineare quel senso di liberazione e di speranza.

La crescita interrotta, come la definisce il regista, quella strana nevrosi di cui soffre, lo ha spinto a rappresentare nelle sue opere i giovani, fornendo, a partire dall’esordio cinematografico con Pier Paolo Pasolini in Accattone, i loro ritratti più variegati in diverse epoche storiche, di diversa nazionalità ed estrazione sociale: pasoliniani di borgata, tossici, incestuosi, rivoluzionari, imperatori, chiusi, claustrofobici, ribelli, sognatori, contadini, sessantottini. In Io e te Lorenzo e Olivia sono sì rappresentanti di un ceto medio-alto, “figli di papà” avulsi da tutto, comprese le problematiche di molti loro coetanei, ma sempre giovani di Bertolucci.

Alessandra Alfonsi

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