La nave dolce. Un viaggio dolce-amaro nella memoria di due nazioni

Eva Karafili, Agron Sula, Halim Milaqi, Kledi Kadiu, Robert Budina, Eduart Cota, Ervis Alia, Ali Margjika sono alcuni rappresentati di quella brulicante, popolosa, rumorosa umanità assiepata in ogni punto e in ogni angolo della nave Vlora, che l’8 agosto 1991 giunse nel porto di Bari al grido di “Italia, Italia”. E’ l’umanità di La Nave dolce di Daniele Vicari, documentario presentato Fuori Concorso alla 69ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e in uscita nelle sale italiane l’8 novembre, distribuito in circa trenta copie da Microcinema e prodotto da Indigo Film.

E’ l’umanità di ventimila persone, costituite da bambini, donne e uomini, di qualsiasi estrazione sociale e culturale, cresciuta e formatasi guardando i programmi televisivi italiani e desiderosa di raggiungere l’Italia per un mondo migliore. Un’umanità che Vicari mostra a colori intervallando ad essa immagini di repertorio di un’Albania in un bianco e nero, antico e vetusto, come appartenesse ad un passato molto lontano: alla nostra Italia degli anni Cinquanta. Sono invece trascorsi appena venti anni, ma la memoria storica di questo evento collettivo, dimenticato e fondamentale per la storia contemporanea italiana, andava ricordata.

Perché il sogno del Nuovomondo della popolazione albanese, quella porzione magica come l’ha definita Kledi, il ballerino divenuto poi famoso e popolare grazie ai programmi Mediaset, si infranse in quella nave senza acqua e cibo, ma resa dolce dalla presenza dello zucchero, in uno stadio, dove si impose la legge darwiniana della sopravvivenza per accaparrarsi il cibo lanciato dagli elicotteri.

L’arrivo della nave Vlora rappresentò così il primo respingimento di massa della storia italiana. Vicari realizza un viaggio amaro e dolce per interrogare le coscienze su come affrontare il respingimento: è un film coraggioso, storico, un documentario di riflessione, che meritatamente ha ricevuto dal Sindacato Nazionale dei Giornalisti Cinematografici Italiani il Premio Pasinetti per il tentativo di risvegliare una memoria assopita e vacillante: un orgoglio di richiamo e di appello a non dimenticare.

Realizzato in contemporanea con Diaz – prendendo come riferimento cinematografico La battaglia di Algeri e come riferimento letterario la struttura della tragedia in cinque atti della Gerusalemme Liberata -, La nave dolce non è un film di denuncia, ma il racconto di un fatto. Mostra la diatriba di due visioni istituzionali sul respingimento: lo scontro istituzionale tra l’allora Presidente della Repubblica Cossiga e il sindaco di Bari che rappresentò uno scontro politico-culturale.

E’ un’opera documentaristica, genere cinematografico che Vicari equipara ai racconti di finzione, sulla mancanza di consapevolezza dell’Italia di essere un paese di frontiera pur essendo collocata nel cuore del Mediterraneo, sulla gestione dell’ordine pubblico e della scuola in un paese civile e sulla perdita di innocenza di un intero popolo, sia italiano che albanese.

Alessandra Alfonsi

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