E’ la pioggia a misurare gli incassi. Cinema & Meteo

L’angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su “il Secolo XIX”

Alla voce “aruspice” si legge sul vocabolario: «Sacerdote etrusco e romano dedito alla divinazione, che anticipava il futuro con l’analisi delle viscere degli animali». Col cinema le viscere non servono, oggi è il clima atmosferico a dettar legge, specie da quando gli incassi dei film italiani sono crollati, scendendo a una quota in percentuale del 24 per cento. «Ormai il cinema italiano fa i conti con la meteorologia. I produttori non leggono più i copioni ma le previsioni del tempo» battuteggia Carlo Verdone, uno che si intende della materia. In fondo anche lui è un po’ aruspice.

Intendiamoci: il sole ha sempre spedito il pubblico al mare o favorito le gite fuori porta. Anche per questo, dopo un ottobre quasi estivo, le case di produzione e distribuzione oggi invocano disperatamente il cattivo tempo, il freddo pungente, i rigori invernali. Vogliamo chiamarlo “fattore C”, nel senso di clima?

Racconta Verdone, tra il serio e il faceto: «Ho una caviglia più infallibile di un barometro. Colpa di un incidente in Vespa a 14 anni: spezzata in due. Tre giorni prima sento già arrivare la pioggia». E quindi? « Mi chiamano registi, produttori, distributori, anche i concorrenti. Aspettano risposte dalla mia caviglia, eh eh». Fuori dagli scherzi? «Se il 26 dicembre, giornata per tradizione dedicata al cinema, spunta il sole, gli incassi vanno bene. Se piove diventano straordinari» assicura l’attore-regista, memore di quanto gli insegnò lo scomparso produttore Mario Cecchi Gori.

Poi, certo, non è solo colpa del bel tempo se i film italiani vanno perlopiù maluccio, ci mancherebbe. Il calcio in tv tira mazzate micidiali, specie di sabato o di mercoledì, così si svuotano allo stesso modo gli stadi e le sale. Inoltre c’è una certa abitudine tutta italiana secondo la quale si va al cinema quando è tempo di giacca o pullover; con la maglietta, invece, si va altrove.

Tutti sanno, nell’ambiente, con quanto scrupolo vengono compulsati dai produttori siti meteorologici specializzati come Intellicast, Sat24, MeteoLive, Meteo.it, Eurometeo.com. Specialmente il primo: basta digitare la parolina magica “10 day for Genoa” (o Rome, Milan, Florence…) e si ricevono informazioni attendibili sulle condizioni del tempo nei periodi legati all’uscita di un film. In modo di aumentare le copie in questa o quella regione, rivedere o aggiornare la promozione. Molto ascoltato è anche il colonnello Antonio Tortora, di stanza all’aeroporto di Ciampino: è lui l’uomo da ascoltare quando si girano i film a Roma e dintorni.

Insomma, gli anticicloni delle Azzorre o le basse pressioni sembrano determinare, più che in passato, il cattivo o buon risultato di un film. Per dire. Uscito giovedì scorso in 522 copie, come un cinepanettone o un filmone hollywoodiano, “Viva l’Italia” di Massimiliano Bruno in quattro giorni ha incassato 1 milione e 463 mila euro. Bassa la media a copia, 2.850 euro, non si può dire un trionfo, infatti la commediola corale ha superato di poco “Le belve” di Oliver Stone, uscito in 330 schermi. Eppure s’è gridato al miracolo, a leggere una dichiarazione dei produttori Federica Lucisano e Paolo Del Brocco: «Un bel risultato per tutto il cinema italiano grazie a una commedia intelligente, acuta, rivolta al grande pubblico, che sa divertire ed intrattenere, ma anche far riflettere sul difficile momento storico che sta attraversando il nostro Paese».

Sarà. Lunedì il film è crollato, incassando appena 73 mila euro, il giorno è risalito a 100 mila, sempre poco. Ma di sicuro il maltempo ha inciso, eccome, sul week-end, se è vero che giovedì, all’esordio in sala, “Viva l’Italia” aveva totalizzato con 430 copie appena 77 mila euro. Il sabato nuvoloso e la domenica di freddo pungente hanno dato una spintarella sostanziosa. Anche al più sofisticato “Io e te” di Bernardo Bertolucci, che però si ferma a 606 mila euro con quasi 300 copie; mentre, in rapporto, il dolente e ostico “Amour” di Michael Haneke, con solo appena 38 copie, arriva a 187 mila euro, forte di una media a schermo altissima: 4.891 euro. Ieri, mercoledì, è partito “007-Skyfall” e sarà un altro tipo di grandinata.

In ogni caso, tutti a scrutare il cielo nella speranza che novembre sia grigio, umido e rigido. Sapendo, però, che neanche il cinema popolare di grana grossa, pensato per il grande pubblico e lanciato in centinaia di copie, pare più marciare al botteghino. Neppure gli americani, a parte il birichino e insolente “Ted” o i cartoni animati in stile “Madagascar 3”, se è per questo. C’è da catturare ad uno ad uno gli spettatori, specie i giovani tra i venti e i trent’anni. Nella speranza, appunto, che piova e il buio invernale faccia il resto.

La controprova? Lo scorso 4 gennaio, con temperature attorno allo zero, il pur loffio “Immaturi 2” totalizzò 4 milioni e mezzo di euro in quattro giorni; e poche settimane dopo, pur provocando i noti disagi a Roma e dintorni, la neve diede una mano al modesto “Com’è bello far l’amore” di Fausto Brizzi, che incassò in tre giorni 2 milioni e 480 mila euro. Il sole quasi primaverile, invece, non aiutò Carlo Verdone: lo scorso 2 marzo “Posti in piedi in Paradiso” totalizzò “solo” 3 milioni di euro in tre giorni. Che però è esattamente il doppio di “Viva l’Italia” dopo quattro giorni.

Nel frattempo la crisi economica s’è aggravata, restringendo ulteriormente i consumi e imponendo scelte severe nella scelta dei film da andare a vedere al cinema. Belli o brutti che siano. E allora: via con le danze della pioggia!

Michele Anselmi

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