Il cinema è di più. Terza maratona dei film indipendenti

In molti non lo sanno, ma lo scenario cinematografico odierno è gremito da veri e propri talenti che rincorrono i propri sogni senza arrendersi di fronte agli ostacoli che inevitabilmente gli si presentano davanti. Nasce così la Maratona dei Film Indipendenti, giunta alla sua terza edizione per dar voce a tutte quelle produzioni “invisibili” che non vivono di sostegni ministeriali, né tanto meno di fondi pubblici (o al limite minimi finanziamenti), e per questo spesso non trovano distribuzione o rimangono nelle sale pochi giorni.

Grazie alla determinazione di giovani appassionati spinti dalla grinta di chi ama il proprio mestiere, prendono forma piccoli gioielli cinematografici che in alcuni casi arrivano anche a vincere premi di  pregio come nel caso di Alessandro Comodin, che con L’estate di Giacomo si è aggiudicato il Concorso Cineasti del presente al Festival di Locarno del 2011.
Una storia raccontata con assoluta veridicità e naturalezza, quella di Giacomo, ragazzo sordo di diciotto anni che, superata la maturità, trascorre l’estate nell’attesa di affrontare un intervento chirurgico che lo condurrà a vivere nuove esperienze.  Giacomo è un ragazzo che rimane simpatico e, come spesso accade, la sua realtà non lo condiziona ma, paradossalmente, lo rende più vitale di tanti coetanei, al punto che, mentre Stefania, sua compagna d’avventura, sembra a volte attraversata da qualche nuvola, vive spensierato la sua estate quasi apparentemente inconsapevole di ciò che di lì a poco gli cambierà la vita.

Quello di Comodin è solo uno dei quattro lungometraggi proiettati gli scorsi 30 e 31 ottobre, con repliche il 1 e il 2 novembre, alla Casa del Cinema, cornice di assoluto pregio per questa rassegna di opere prime di qualità, a cui si aggiungono Solitudo di Pino Borselli, Sleeping Around di Marco Carniti, che ha ottenuto 6 premi al Festival Internazionale del Cinema di Ibiza del 2008 (tra cui miglior film e miglior regista), e Amore liquido di Marco Luca Cattaneo.

Oltre ai lungometraggi di finzione sono stati presentati anche quattro documentari realizzati da documentaristi già affermati quali Pietro Marcello, Il silenzio di Pelesjan, Giuseppe Carrieri, L’alfabeto del fiume, il giornalista e scrittore Giuseppe Carrisi, Le figlie di Mami Wata, e il fotografo e filmmaker Francesco Cavaliere, (R)esistenza.

Una menzione particolare per Le figlie di Mami Wata, pellicola che mostra il traffico delle ragazze nigeriane portate in Italia con l’illusione di una nuova vita e che presto si scontrano con la dura legge del marciapiede. Le giovani figlie di Benin City, plagiate dallo spirito del Mami Wata che le condannerà a morte se si ribelleranno, vengono dalla povertà e allo stesso tempo dalla ricchezza degli Italos, spregiudicati trafficanti di uomini, possessori di ville da milioni di euro a pochi metri dalle baracche.

Ma storie di povertà e allo stesso tempo di ricchezza sono anche quelle di Daniela, Antonio, Angelo, Emanuele e Marco, cresciuti nel quartiere di Scampia e sopravvissuti alla promessa di facili guadagni assicurati dalla camorra. In (R)esistenza abbiamo di fronte tutto l’amaro che pervade la periferia napoletana, si sente quasi la puzza di fumo dei tanti incendi appiccati, immagini già viste che però oggi assumono un altro valore. Storie di uomini e donne, di piccoli eroi che lottano con tutte le loro energie contro il male che invade le strade del quartiere. Storie di speranza che, purtroppo, sembra vacillare di fronte al trasferimento di Don Aniello, parroco valoroso, da due anni dislocato dal suo posto in prima linea contro la camorra verso un lussuoso quartiere romano… L’unica certezza è che difficilmente gli eroi di Scampia rinunceranno al loro diritto a vivere, cedendo al potere.

Non solo lungometraggi di finzione, dunque, ma anche documentari di altissimo livello quelli presentati alla Maratona dei film indipendenti, titoli che ci raccontano universi paralleli al nostro, a volte lontani e a volte più vicini, offrendoci la possibilità di conoscere realtà in cui vigono regole così distanti dal nostro modo di pensare da sembrare quasi inverosimili.

Stefania Scianni

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