Venuto al mondo. Una storia di speranza tra amore e guerra

In uscita domani con 350 copie, Venuto al mondo – tratto dal romanzo di Margaret Mazzantini – è una straordinaria storia che racchiude in sé l’amore tra Gemma (Penélope Cruz), donna forte e fragile allo stesso tempo, e Diego (Emile Hirsch), uomo dotato di un entusiasmo contagioso, vivace ma contemporaneamente unico nella sua profondità. Soprattutto è la storia di un altro amore, quello sacro e disperato di una madre nei confronti di un figlio che non potrà mai partorire. Sullo sfondo di un conflitto di cui ancora oggi si sente l’eco, il racconto si sviluppa nell’arco di un trentennio, denso di avvenimenti che segneranno per sempre il destino dei protagonisti; dall’amicizia tra Gojko e Gemma all’amore travolgente tra quest’ultima e Diego, dal desiderio di maternità che si trasformerà presto in ossessione alla violenza e al dolore che ogni guerra porta con sé.

Memoria, pace, odio e rimozione sono alcuni degli archetipi su cui si dipana una trama appassionante, in cui ogni scena è depositaria di un cambiamento significativo per il personaggio che la interpreta. Tipi diversi ma tutti ugualmente articolati e combattivi nelle loro personali battaglie; prima fra tutti Gemma, della cui complessità Penélope Cruz spiega di essersi innamorata da subito e della quale ha voluto studiare la psicologia, non per giudicarla, ma per scoprirne l’interezza e per trovare una giustificazione alla sua ossessione. La frase “voglio un lucchetto di carne”, che Gemma rivolge a una psicologa durante un colloquio per ottenere un bambino in adozione, ci offre molte risposte riguardo le sue motivazioni e la sua personalità: “Gemma è autodistruttiva. – prosegue l’attrice – Ha un marchio del dolore ma lotta per sopravvivereLa stessa lotta per la sopravvivenza che ha caratterizzato gli abitanti della città di Sarajevo, descritta per la prima volta non solo come vittima degli scontri a fuoco, ma anche fiera e ansiosa di ricominciare, pur conservando il ricordo della sofferenza.

Un progetto molto ambizioso – lo definisce Sergio Castellitto – in cui il melodramma si scontra con i sentimenti più sommersi dell’essere umano, portando a galla il bisogno di ognuno di emozionarsi. La musica poi ci mette del suo fungendo da trait d’union tra i vari accadimenti, scandendo il ritmo della narrazione e facilitando il processo di coinvolgimento dello spettatore già innescato attraverso il pathos. “Ogni film è una dichiarazione d’amore”, è con queste parole che Sergio Castellitto suggella un racconto attraversato da un arcobaleno di emozioni contrastanti che aiutano lo spettatore a capire. Capire cosa vuol dire vivere nell’ossessione di non poter avere figli, capire cosa vuol dire essere circondati da distruzione e morte, capire cos’è la paura e soprattutto capire che, a volte, non svelare tutta la verità significa salvare la vita di chi amiamo.

Stefania Scianni

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