Breaking Dawn – Parte 2. Si chiude il sipario sulla Twilight Saga

Il quinto film tratto dai best seller di Stephenie Meyer ha i pregi – e purtroppo anche i difetti – dei prodotti studiati a tavolino per compiacere la  numerosa schiera di fan della Twilight Saga. Il pacchetto è confezionato a dovere per: 1) fornire la consueta dose di momenti romantici tra Bella ed Edward; 2) inscenare una situazione di pericolo per turbare la promessa di amore eterno tra i due protagonisti; 3) aggiungere un elemento di azione per attrarre quella fetta di pubblico maschile che altrimenti si sarebbe tenuta ben lontana da quello che è, a tutti gli effetti, il romantic movie per eccellenza degli ultimi anni.

È, infatti, evidente che la struttura del film di Bill Condon, immediatamente dopo il prologo iniziale, sia interamente pensata per convergere nella lunga e roboante battaglia che chiude la pellicola. Dopo un godibile avvio, in cui si mostrano le conseguenze dell’avvenuta trasformazione della protagonista femminile, il film inizia frettolosamente a introdurre una pletora di nuovi personaggi, quei vampiri dotati di “doni” particolari, che tanto ricordano gli X-Men di casa Marvel; la sceneggiatura rinuncia presto a un qualsivoglia approfondimento psicologico che esuli dal mostrare i poteri speciali dei nuovi arrivati, puntando celermente alla tanto sospirata azione, che, finalmente, arriva nell’ultima mezzora di pellicola in cui, un po’ a sorpresa, si mostrano alcune immagini di una certa violenza che, visto il target, non era scontato attendere.

Il risultato finale è un divertissement piuttosto algido, che trova qualche spunto di originalità solamente nell’epilogo, in cui, con una certa grazia, si rende omaggio all’origine letteraria di un franchise dagli incassi miliardari e si accontentano i fan che vogliono – legittimamente – salutare con le lacrime agli occhi i personaggi di cui per anni hanno seguito le gesta; eppure il tenero romanticismo che caratterizzava il primo Twilight di Catherine Hardwick è andato completamente perso, annacquato nella stanca ripetizione di promesse d’amore imperituro che risultano forzate, fasulle come il bruttissimo volto creato al computer della neonata che Kristen Stewart tiene in braccio. Una nota di merito, tuttavia, è da riservarsi a Billy Burke, impagabile in un ruolo a cui riesce a regalare interessanti sfumature, e al fuoriclasse Michael Sheen, tanto genuinamente perfido da risultare l’unico vampiro realmente temibile – e interessante – dell’intera saga.

Marco Moraschinelli

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