Vicini del terzo tipo. Un’invasione aliena a prova di commedia

Glenview, Ohio – In una tranquilla cittadina di provincia viene selvaggiamente ucciso il custode del superstore in cui lavora Evan (Ben Stiller), uomo tendenzialmente insicuro ma dotato di un forte senso civico e che nasconde, nell’intimo, il desiderio di rivalsa e di giustizia sociale. Affranto dal tragico, nonché inspiegabile evento, decide di istituire un gruppo di vigilanza eleggendosi così come valoroso paladino della serenità cittadina. Ma il suo lodevole tentativo non ottiene poi numerosi consensi dalla comunità locale. Gli stessi Bob (Vince Vaughn), Franklin (Jonah Hill) e Janmarcus (Richard Ayohade), gli unici che risponderanno all’appello, si dimostreranno spinti più dalla personale condizione di emarginazione e solitudine che da un reale spirito patriottico. Ma il nemico da cui dovranno difendersi si rivelerà presto più impegnativo del previsto. Riuscirà il goffo quartetto a difendere il mondo da una comitiva di ospiti piuttosto invadente?

Cosparso di corpi dilaniati, alieni disgustosi, splatter qua e là nonché riferimenti sessuali che lasciano poco spazio all’intuito, Vicini del terzo tipo – diretto da Akiva Schaffer, autore di testi per il Saturday Night Live – fatica a prendere quota dando la sensazione di un pot-pourri di generi poco convincente. Di per sé il soggetto è originale e la scelta dei protagonisti non delude, sia per ciò che riguarda i tre comici d’oltreoceano che l’emergente Richard Ayohade, dal tipico british humour; ma la ricerca di situazioni surreali, il voler far ridere a tutti i costi sconfinando spesso nel ridicolo ostacola, come in questo caso, il buon esito di una pellicola. Le stesse gag non raccontano niente di nuovo e in questo modo impediscono agli attori di esprimere a pieno la loro verve, rendendo i personaggi noiosi e prevedibili.

Certo non si può dire che la commedia, se di commedia si tratta, non abbia degli spunti di tanto in tanto spiritosi e ironici, ma resta comunque molto lontana dalle risate a crepapelle a cui attori quali Ben Stiller e Vince Vaughn ci hanno col tempo abituati. Dunque, più che di fronte a uno spettatore divertito come ci si aspetterebbe da un copione di questo tipo, siamo di fronte a uno spettatore confuso catapultato di qua e di là da elementi prima horror poi fantascientifici e ancora comici e infine tipici della commedia. Una trama che non prende mai una vera e propria forma e, per questo, non è in grado di mantenere viva l’attenzione. Questo è il rischio che si corre quando, pur avendo idea e attori, non si gode di una sceneggiatura ad hoc, che vada incontro a uno specifico pubblico anziché sparare nella folla, pur trattandosi del genere commedia spesso capace di soddisfare i gusti più disparati.

Stefania Scianni

Lascia un commento