Festival di Roma. L’ambientazione popolare come tratto distintivo di alcuni titoli italiani

Dopo le diatribe politiche estive, gli scandali della Regione Lazio, le novità attese ed introdotte, le contestazioni e le delusioni per alcune pellicole italiane, la numerosa presenza di studenti delle università italiane e di star nazionali, il successo della piattaforma 2.0, si è conclusa una delle edizioni più innovative, rumorose, criticate, popolari e romane del Festival Internazionale del Film di Roma, che già guarda e discute sulla prossima edizione.

A pochi giorni, infatti, dalla cerimonia finale di premiazione, il SNCCI (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani) ha organizzato un incontro con i registi, i produttori, gli autori e i distributori che hanno partecipato al Festival, per analizzare questa edizione del 2012 e per discutere della prossima.

Ma il futuro dell’ottava edizione pare ancora più incerto: da molte parti si auspica una ridefinizione dell’identità del Festival, realizzato sì con l’intento di far rivivere nella Capitale una festa popolare di cinema, i fasti della Hollywood sul Tevere, ma con la mera e, forse, troppo eccessiva ambizione di contrapporsi (vedi le diverse collocazioni che ha avuto sin dalla prima edizione ) a Festival prestigiosi trascurando invece una peculiarità tutta romana; la presenza di un’industria, solida e sana, dell’audiovisivo, relegata e promossa solo negli appuntamenti e incontri della Business Street.

Tuttavia, in questa settima edizione, le pellicole che hanno accolto maggior plauso da parte della critica e del pubblico sono state proprio quelle di ambientazione popolare, quasi un tratto identitario: girate nell’hinterland romano e capaci di affrontare e mostrare problematiche sociali attuali, con un respiro internazionale e con un’analisi realistica da docu-fiction riprendendo e ispirandosi ai racconti letterari e cinematografici di Pier Paolo Pasolini.

La pasoliniana, sin dal titolo, pellicola del giovane regista romano Claudio Giovannesi Alì ha occhi azzurri è stata l’opera più interessante di questa VII edizione ricevendo il Gran Premio della Giuria e quello come Miglior Opera Seconda. Un racconto semplice, vero, realistico sulle problematiche degli immigrati di seconda generazione che vivono ancora con difficoltà l’ integrazione sociale e culturale in l’Italia.

Lodevole e coraggioso anche l’esordio alla regia di Alessandro Gassman, meritoriamente premiato per la Migliore Opera Prima. Razza bastarda è una trasposizione cinematografica della pièce teatrale Cuba and his Teddy Bear che Gassman ha dapprima adattato al linguaggio teatrale e poi a quello cinematografico, grazie alla collaborazione con Vittorio Moroni, modificando le etnie rappresentate.

Spiccano, infine, vere perle tra i cortometraggi presentati nella sezione Prospettive Italia: da Frammenti di Franco Piavoli, racconto poetico e primordiale sulle divergenti tipologie di amore verso la natura, l’essere umano e l’arte, realizzato dall’associazione Fare Cinema di Marco Bellocchio, a La prima legge di Newton di Piero Messina, dove con estrema sensibilità e garbo si affronta l’eros tra una coppia di anziani.

Alessandra Alfonsi

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