Moonrise Kingdom, un romanzo di formazione stralunato e irresistibile

Il settimo lungometraggio di Wes Anderson, presentato in concorso a Cannes nel maggio scorso, arriva finalmente sui nostri schermi con “appena” sette mesi di ritardo rispetto alla kermesse francese dove ha avuto l’onere e l’onore di essere scelto come film d’apertura. E’ noto però, almeno agli addetti ai lavori, che difficilmente si ritrovano nel palmares le opere che aprono i vari festival internazionali. Regola confermata anche in questo caso e che ha fatto sì che Moonrise Kingdom, insieme al folle e geniale Holy Motors di Leos Carax, venisse totalmente dimenticato dalla giuria presieduta dal nostro Nanni Moretti. Davvero un peccato per una pellicola che fin dagli splendidi titoli di testa porta impresso il riconoscibile marchio di fabbrica del suo autore.

Siamo nell’estate del 1965 nell’isola di New Penzance, piccolo angolo di paradiso incontaminato del New England. Suzy, dodicenne inquieta e ribelle, si allontana da casa dove vive con i suoi genitori e i tre fratellini per lanciarsi in una fuga lontano da tutto e tutti insieme a Sam, un coetaneo che si trova nel campeggio scout dell’isola. Attraverso un flashback veniamo a sapere che i due si sono conosciuti e innamorati a prima vista un anno prima durante una rappresentazione scolastica dell’opera di Benjamin Britten “Noye’s Fludde” (L’Arca di Noè). Da allora hanno intrapreso una fitta e clandestina corrispondenza epistolare che li ha spinti a progettare la fuga da un mondo in cui si sentono respinti e poco compresi. Lei, pre-adolescente figlia di genitori avvocati disinnamorati e distratti, lui orfano che vive in una famiglia che sta per rispedirlo ai servizi sociali a causa della sua natura problematica.

Questa la sinossi che potrebbe far pensare di trovarsi di fronte ad un dramma come tanti sulla giovane età. Niente di più sbagliato visto che stiamo parlando di una pellicola di Wes Anderson, caratterizzata come sempre da uno stile recitativo dimesso e stralunato, puntellata da elementi irreali e forzati che contribuiscono al senso di straniamento tipico del regista e costellata da situazioni comiche uniche e irresistibili. In Moonrise Kingdom ritroviamo la consueta, minuziosa cura scenografica che caratterizza le opere di Anderson. Ogni particolare, ogni dettaglio presente sulla scena è reso alla perfezione, con un occhio di riguardo ai costumi, accuratissimi, variopinti e fantasiosi come si può notare nella sequenza emblematica della rappresentazione teatrale dove l’autore di Rushmore e I Tenenbaum ha potuto dare piena libertà al suo estro creativo. Il film è dominato da colori pastello, caldi e luminosi ed abitato da volti noti al grande pubblico come quelli di Bill Murray e Jason Schwartzman, presenti in buona parte della filmografia del cineasta statunitense. Il resto del cast è composto da divi del calibro di Edward Norton, Bruce Willis, Frances McDormand, Tilda Swinton e Harvey Keitel, comprimari di lusso giacché i veri protagonisti del film sono i due giovani esordienti Jared Gilman e Kara Hayward, azzeccatissimi nei panni di Sam e Suzy. Le musiche del film sono affidate ad Alexandre Desplat, alla sua seconda collaborazione con Anderson dopo Fantastic Mr. Fox. Il compositore parigino, tra i più richiesti a livello internazionale in questi ultimi anni che l’hanno visto lavorare con autori come Garrone, Malick, Audiard, Polanski e Clooney, realizza un tappeto sonoro brillante e brioso, perfetto contraltare alle immagini del film.

Moonrise Kingdom è una favola a lieto fine, un romanzo di formazione dolceamaro incentrato su due ragazzini fuori dagli schemi, sensibili e vitali a differenza del mondo apatico e triste che li circonda. Il tutto ripreso con sguardo surreale ma partecipe da Wes Anderson, uno dei pochissimi autori al giorno d’oggi che è riuscito a costruire, film dopo film, uno stile unico e personale, riconoscibile a prima vista da ammiratori e detrattori. Personalmente mi schiero tra i primi perché il suo modo di fare cinema, sempre a rischio di sfociare nella maniera, riesce ancora ad emozionare, ad essere sincero e vitale e a regalarci sequenze curiose e indimenticabili come un simpatico primo bacio o un irresistibile ballo in riva al mare.

Boris Schumacher

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