Dario Argento e il gatto dalle molte code. Il secondo libro sulla “trilogia animale”

Dopo il mio primo film, ho realizzato Il gatto a nove code. L’ho fatto in gran velocità perché mi ero così entusiasmato col primo che il secondo è stato molto spontaneo. Era un giallo, un super-giallo, americano come stile, per questo, attraverso mio padre – che era il produttore e al quale sono molto grato perché mi ha avviato a questo mondo e ha creduto a me per primo – ebbi un cast internazionale. Mi telefonò dall’America e mi disse che c’era la possibilità di avere un grande attore americano, Karl Malden […]”. Dario Argento

Dopo Dario Argento e L’uccello dalle piume di cristallo, dedicato alla prima pellicola diretta dal maestro italiano del thrilling, Giovanni Modica pubblica un volume sul tassello successivo della cosiddetta “trilogia degli animali” dal titolo Dario Argento e Il gatto a nove code (Profondo rosso editore, Roma, 2012). Scritto con la collaborazione di Luigi Cozzi, il libro si prefigge il compito di essere esaustivo su un lavoro spesso frainteso – lo stesso regista lo definisce l’anello debole della serie – che viene qui illuminato da diverse prospettive.

Dopo la scheda tecnica, la trama e la genesi della pellicola, si analizzano le fonti letterarie (da Ellery Queen a Raymond Chandler) e cinematografiche (Il sospetto, La scala a chiocciola, 23 passi dal delitto, ma soprattutto I nervi a pezzi), senza dimenticare la sezione dedicata allo sceneggiatore Dardano Sacchetti, intervistato sia da Modica che da Cozzi in uno dei capitoli più interessanti. Buona l’idea di recuperare un pezzo-intervista pubblicato su “Ciao 2001” nel ’70 in cui Cozzi intervista James Franciscus, ma fuori contesto i profili bio-filmografici degli attori coinvolti nella produzione, superflui ai fini di un’analisi monografica com’è questa.

Dall’intervista al direttore della fotografia Erico Menczer a quella realizzata con il direttore di produzione Angelo Jacono, dalla musica alle locations fino all’accoglienza critica del tempo e di oggi, Dario Argento e Il gatto a nove code dimostra la passione di Modica nel tipo di cinema che tratta e la sua capacità di leggere tra le immagini. Come nel caso del primo volume, anche qui, la lista dei film e degli autori che si sono/sarebbero ispirati al lavoro argentiano può sembrare, in alcuni casi, opinabile.

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