Ritorno al futuro. Se il passato supera qualunque presente

Lo sentiamo dire spesso: “questo film è un classico”. Ma che cos’è un classico? Parafrasando Italo Calvino, è un’opera che non ha mai finito di dire quello che ha da dire. E quanto spesso capita di guardare e riguardare fino allo sfinimento un film, ogni volta come se fosse la prima, ma sempre provando emozioni diverse: è questo l’esempio più lampante di quando qualcosa rimane solido nel tempo, senza risentire del passare degli anni. E 27 ne sono trascorsi da quando nelle sale uscì per la prima volta Ritorno al futuro, una pellicola interessante, divertente e arguta, che diede nuova linfa ad una materia inaridita ormai da parecchio tempo.

Non un semplice film di fantascienza, non una banale commedia, ma un mosaico composto da una trama intrigante e innovativa, che ha dato nuova materia al tema dei viaggi nel tempo, personaggi irresistibili e immediatamente riconoscibili, stereotipati ma allo stesso tempo carismatici e destinati ad entrare per sempre nell’immaginario collettivo. Un film che dopo quasi trent’anni riesce a riempire le sale per la terza volta facendo rumoreggiare il pubblico anche più di prima, con le sue battute talmente efficaci da essere diventate dei modi di dire (chi non ha mai esclamato “Grande Giove!” almeno una volta nella vita alzi la mano). E sentire ancora quelle sferzanti note di tromba accompagnate dalla DeLorean, che sfreccia sull’asfalto lasciando tracce infuocate, è un’emozione incredibile: questo rende un film longevo e pressoché immortale.

Ritorno al futuro sa essere, dopo quasi tre decenni, ancora al passo con i tempi: anche ora non risulta mai banale, noioso o datato, ma potrebbe essere stato girato una settimana fa, nessuno noterebbe la differenza. Il merito di un successo tanto travolgente è da darsi ad un regista, Robert Zemeckis, che ha sempre saputo guardare al cinema con gli occhi di un bambino, ma sempre tenendo a mente cosa debba essere la spettacolarità: non solo effetti che catturino l’attenzione, ma il giusto equilibrio tra azione e comicità, le basi necessarie per creare capolavori come Forrest Gump o Chi ha incastrato Roger Rabbit?.

Marty McFly è un ragazzo come tanti, amante del rock e disperatamente alla ricerca di una propria identità. Ma la sua vita cambia quando lo scienziato Doc Brown gli mostra la sua ultima invenzione: una DeLorean modificata in modo da poter viaggiare nel tempo; a causa di un errore Marty viene spedito negli anni ’50, dove sarà costretto a conoscere i suoi genitori, cercando di evitare di scomparire tra le pieghe della Storia.

Una trama tanto semplice, eppure così complessa, gestita egregiamente, con scene talmente geniali da non essere mai state dimenticate dopo tutto questo tempo; ma una menzione speciale va sicuramente ai due attori protagonisti: Michael J. Fox, che mai è stato tanto divertente e perfetto nella parte come in questo film, e Christopher Lloyd, che con la sua faccia di gomma e le sue movenze nervose ha dato una nuovo e indimenticabile volto alla figura dello scienziato pazzo, già rinverdita qualche hanno prima dall’istrionico Gene Wilder in Frankenstein jr. Insomma, Ritorno al futuro rimarrà sempre un film fantastico, uno dei pochi a vantare ben due seguiti all’altezza del primo capitolo, se non addirittura quasi superiori, per certi versi: basti vedere alla reinvenzione del genere western, tanto caro a Zemeckis (come già mostrato nel geniale incipit di All’inseguimento della pietra verde), presente nel terzo film della saga.

Victor Laszlo

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