Sammy 2. Le tartarughe in fuga sfidano i colossi Usa

Amici da sempre, Sammy e Ray, sono due tartarughe marine che trascorrono giorni felici nella barriera corallina. Un giorno mentre guidano i primi passi verso il mare dei loro nipotini, Ricky e Ella, si ritrovano prigionieri della rete di due bracconieri. Venduti all’enorme acquario sottomarino di Dubai incontrano Lulu, un astice un po’ matto, Jimbo, un pesce dall’aria stralunata, e Big D l’Ippocampo, un capobanda megalomane che non muove un passo senza le due murene guardia del corpo. Pianificare la fuga dall’acquario diventa il loro obiettivo mentre Ricky e Ella tentano con ogni mezzo di aiutarli…

Sammy 2, film di animazione in 3D, diretto dal regista belga Ben Stassen, ricorda nella trama le avventure del mitico pesciolino della Disney Nemo – tornato poco tempo fa nelle sale cinematografiche in edizione 3D dopo quasi 10 anni dalla prima uscita. E mostra i passi da gigante fatti dalla cinematografia d’animazione europea.

Realizzato con soli 25 milioni di euro – il 25-30% del budget delle produzioni hollywoodiane – ha impiegato un centinaio di persone, un numero decisamente ridotto rispetto ai film statunitensi che muovono dai trecento ai seicento tecnici.

“Qui – racconta Stassen (già regista del primo capitolo Le avventure di Sammy) – un animatore si concentra solo su una determinata parte del personaggio, intere scene sono affidate a una o due persone. Per loro è molto più motivante perché sentono di contribuire davvero alla realizzazione del film. Ma dato che sono molto giovani – tra i venti e i trent’anni – la cosa più difficile è poi riuscire a trattenerli perché sono richiesti in tutto il mondo!”.

Ben Stassen è la mente all’origine del progetto ma si avvale del supporto di Vincent Kesteloot, co-autore. È lui a spiegare l’utilizzo del 3D: “Al di là degli effetti zampillanti ci siamo interrogati soprattutto sulla posizione della macchina da presa. Abbiamo cercato di adottare il punto di vista che avrebbe avuto un testimone della sequenza o un personaggio della scena. I movimenti di macchina non sono casuali né ricercano un effetto estetizzante: devono corrispondere alla realtà. Così lo spettatore, immerso nel film, diventa lui stesso un testimone degli eventi”.

La dimensione ecologista – tema centrale del primo film – è presente anche nel secondo episodio, dove si spiega la catena alimentare ma soprattutto si utilizza l’acquario per riunire una grande varietà di comportamenti e mostrare le relazioni tra esseri umani e animali. Una pellicola dunque adatta per i più piccini ma anche per gli adulti.

Francesca Bani

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