Si può fare l’amore vestiti? Una commedia leggera che convince a metà

Aurora (Bianca Guaccero) è una trentenne, allontanatasi dal suo paese dodici anni prima, per trasferirsi a Roma dove si è specializzata in sessuologia. Di origine pugliese, la sua tipica bellezza mediterranea è offuscata dall’abbigliamento oversize e dall’aspetto disordinato, che la fanno apparire goffa e un po’ impacciata. Un bel giorno, preoccupata dalle condizioni di salute di sua madre, decide che è arrivato il momento di affrontare il passato e parte alla volta di Pomigliano a Mare. Lo scenario che le si palesa di fronte, però, non è molto cambiato nel corso degli anni, il piccolo centro è rimasto retrogrado come un tempo ed è il pettegolezzo a movimentare le vite degli abitanti barricati nei loro pregiudizi.

Sollevata dalla scoperta che la malattia della madre sia più che altro immaginaria e procurata dalla notizia che suo padre tornerà presto in paese per risposarsi, Aurora non vede l’ora di tornare a Roma tra i suoi libri e la sua anonimia. Ma Andrea (Corrado Fortuna), caro amico d’infanzia nonché omosessuale non dichiarato, ci mette lo zampino allestendole uno studio nel retrobottega del suo laboratorio e inserendola nel suo giro di amicizie di cui fa parte anche Pietro (Michele Venitucci), veterinario quarantenne vedovo.

Come spesso accade, presto la curiosità diventa più forte di qualsiasi tabù e, poco a poco, tutto il paese, ovviamente in assoluta segretezza, si rivolge a lei per avere dei consigli sulla propria sfera privata. Ma un tragico evento proverà fortemente gli equilibri, riportando Aurora alla cosa che le riesce meglio quando ha paura, ossia scappare. Riuscirà la giovane ragazza a lasciarsi andare una volta per tutte, imparando che non è fuggendo che i fantasmi smetteranno di seguirla?

Uscito nelle sale lo scorso 6 dicembre, Si può fare l’amore vestiti? è una commedia fresca e allo stesso tempo leggera che affronta con semplicità un argomento di cui ancor’oggi si parla poco. Da un lato c’è l’originalità dello spunto, dall’altro dei personaggi non ben delineati le cui personalità non raggiungono del tutto lo spettatore. La storia, d’altronde, scorre in maniera fluida, non annoia ma neanche sorprende; diverte negli equivoci legati all’identità professionale di Aurora ma non coinvolge più di tanto. Insomma, carino sì ma non esaltante. L’impressione, come purtroppo ultimamente accade spesso nel cinema italiano, è che ci siano delle belle idee ma sviluppate con difficoltà e di conseguenza non in grado di ottenere quel quid in più che fa la differenza e rende il film un ricordo piacevole nel tempo e non un episodio isolato destinato a scomparire nel giro di un paio di mesi.

Stefania Scianni

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