Tutto tutto niente niente. Dopo Monti, l’alternativa Albanese in tre maschere

Indecisi per chi votare alle prossime elezioni? Stanchi e delusi dei deputati attuali? Insoddisfatti per le primarie? Cercate leader che non siano “ciusi” e riescano ad abbassare i livelli di spread, i tassi di disoccupazione ed eliminare sprechi e tasse? Ecco allora gli alfieri di cui ha bisogno l’Italia. Albanese vi presenta e vi offre tre possibili candidati: il già noto corrotto e sessista Cetto La Qualunque, lo scafista secessionista e razzista Rodolfo Favaretto detto Olfo, l’uomo del Nord e il nuovo che avanza, ed infine il bamboccione religioso e lo psichedelico Frengo Stoppato, che la mamma vuol far diventare primo beato in vita.

Tre maschere create da una lettura attenta e profonda della realtà che Albanese interpreta nel suo Tutto tutto niente niente, diretto da Giulio Manfredonia, in uscita nelle sale giovedì 13 dicembre distribuito da 01 in 700 copie e prodotto da Fandango.

L’attualità politica di questi giorni, che nelle ultime pellicole di Albanese è sempre anticipata, è in realtà frutto di una strategia promozionale dell’ufficio stampa, come lo stesso attore ha ironicamente commentato nella conferenza stampa di presentazione del film, lanciato nel mese di novembre dagli spot delle primarie.

Nel racconto, scritto da Albanese insieme a Piero Guerrera, le vere primarie però sono del tutto assenti e i tre personaggi creati da detenuti diventano deputati: catapultati dalla realtà carceraria (dove alcuni di loro erano finiti per delle “miserucce” colpe, come quella di Cetto, accusato solo perché legato alla “MAFIA”!) ad un Parlamento, che una minuziosa cura scenografica ha ricostruito come una curva da stadio, con tanto di venditori ambulanti di bibite.

La comicità fescennina e triviale, ma mai eccessivamente scurrile e volgare, è centrale nelle maschere plastiche di Albanese, che in questa pellicola non si affida solo all’ormai noto Cetto, ma a quelle di Olfo e di Frengo. Tre cellule impazzite che mostrano e anticipano i vizi di alcuni italiani negli anni delle molte crisi.

Non è un semplice sequel di Qualunquemente, ma un racconto allargato a tre mondi, accompagnati e caratterizzati da altrettante macchiette, vedi la mamma meridionale di Frengo, interpretata da Lunetta Savino, tutta la famiglia di Cetto e i collaboratori di Olfo, come Vito.

Inoltre, alla precedente pellicola si è aggiunto il palcoscenico della politica romana con la figura del Presidente del Consiglio, pingue e famelico, interpretato da Paolo Villaggio, e il Sottosegretario pianificatore e calcolatore occulto, interpretato da un brillante Fabrizio Bentivoglio.

Il tutto per un film divertente, a tratti grottesco e surreale, per alcuni dei suoi personaggi drammatico (vedi l’incubo della crisi d’identità che tormenta il sessista Cetto, che cerca di riprendersi con le famose immagini televisive della Carrà che balla il “tuca-tuca”), ben curato in tutti i suoi aspetti (vedi la scenografia che ricrea nel quartiere dell’Eur il centro politico romano, un Satyricon moderno e psichedelico, dove i politici sembrano invitati di Trimalcione e i costumi gotici e spaziali), con gag sulla chiesa, sulla politica e sul sesso, a volte però fin troppo scontate.

Albanese è un vero mattatore della comicità plastica: così protagonista in questa pellicola da oscurare la presenza del regista.  Ha voluto presentare Tutto tutto niente niente come una storia d’amore per l’Italia: un abbraccio comico ed ironico per tamponare le attuali crisi.

Alessandra Alfonsi

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