Love Is All You Need: anche per la Bier l’amore è tutto

Love Is All You Need. Come scrisse e cantò, già nel lontano 1967, John Lennon, anche per Susanne Bier l’amore è tutto: invertendo sì -astutamente- l’ordine delle parole del titolo della famosa ballata beatlesiana, ma mantenendone intatto il suo messaggio semplice e chiaro per il mondo e il suo tono gioviale, scanzonato – è proprio il caso di scriverlo – e speranzoso che connotano anche il film. Se poi nella pellicola della regista danese, presentata Fuori Concorso alla 69ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in uscita nelle sale italiane il prossimo 20 dicembre in un clima decisamente natalizio, ci fosse stata Lorenza, la mitica fidanzatina hippy di Ruggero, come già in Un sacco bello di Carlo Verdone, non avrebbe esitato a riaffermare il suo laconico e “ciancicato” Amore, Amore, Amore.

Ma le due pellicole hanno in comune solo la scelta del genere cinematografico:  la commedia in Love Is All You Need è utilizzata dalla Bier per raccontare gli intrighi d’amore, che si svolgono tra la Danimarca e l’Italia, che vista poi con gli occhi di una regista danese, di fama internazionale e già vincitrice di un Premio Oscar come  Miglior Film straniero per In un mondo migliore, appare proprio un mondo migliore recuperando e rafforzando l’immagine da cartolina, accompagnata e cullata dal leitmotiv di Dean Martin.

Il That’s Amore di Susanne Bier ha toni sfacciatamente romantici, come la stessa regista ha ammesso (visibile dalle molte scene dei tramonti, un topic amoroso) e imprevedibili (come il mancato matrimonio dei due giovani “promessi sposi” e l’amore che sboccia tra Philips e Ida).

L’impronta stilistica di una regista donna è efficace nel mostrare, con garbo e sensibilità, la vicenda privata di Ida, interpretata da Trine Dyrholm, che affronta con estrema forza interiore la malattia che l’ha colpita. Dapprima trascurata e tradita dal marito, riscopre proprio a Sorrento la bellezza dell’essere donna: dell’essere apprezzata ed amata dagli uomini, soprattutto dal burbero e duro manager Philip, interpretato da Pierce Brosnan.  E per lei il viaggio in Italia è una vera e propria rinascita: il suo tuffo nelle acque sorrentine una riscoperta del suo corpo e della sua anima, modificati e mortificati dalla malattia.

Del resto, la polarità è un tratto distintivo di questa pellicola che sa unire il dramma con la leggerezza della commedia, l’ambiente danese con quello italiano, l’opacità con la saturazione dei colori, una fotografia da pop-art con una dai toni pastellati. La Bier ha affermato di aver voluto girare una pellicola che avrebbe amato vedere come spettatrice ed è riuscita nel suo intento perché Love Is All You Need è un film che si ama come spettatore soprattutto per il messaggio di speranza nel finale, capace di sollevare lo spirito, come proprio la ballata dei Beatles.  Anche in questa pellicola poi, come già in Amour, la malattia che colpisce la protagonista femminile è un elemento in grado di cementificare i rapporti d’amore, un collante tra due generi che si riscoprono e rinascono insieme.

Alessandra Alfonsi

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