La regola del silenzio. Una verità da ricercare

La regola del silenzio – The Company you keep è un film di confine che congiunge passato e presente. Un passato scomodo, quello di Jim Grant, che ci riporta ai lontani anni Settanta, quando gli Stati Uniti d’America, nel pieno della guerra in Vietnam, erano anche fortemente provati dalle continue pressioni dei gruppi pacifisti radicali. Jim Grant, oggi, è un noto avvocato di Albany a New York, ha una figlia e ha vissuto gli ultimi trenta anni come se quel passato non gli appartenesse. Ma il passato, se irrisolto, torna sempre a bussare alla porta. Un bel giorno viene arrestata una componente del gruppo e lui, sollecitato a prenderne la difesa, rifiuta. L’accusa è di aver ucciso un uomo nel corso di una rapina in cui anche lui sarebbe coinvolto. Il caso è di tale portata da suscitare l’interesse di un ambizioso giornalista il quale comincia a svolgere una serie di indagini nella speranza che l’evento possa rappresentare un trampolino di lancio per la sua carriera. Il passo per arrivare a Jim Grant e alla sua vera identità è breve. Ora è lui ad essere considerato implicato nell’omicidio e, braccato dalla polizia, decide di affidare la figlia al fratello e partire alla ricerca della sua ex, l’unica in grado di scagionarlo. A volte, però, ci sono verità talmente pericolose che coraggio e senso del dovere potrebbero non essere sufficienti per affrontarle.

Diretto e interpretato da Robert Redford, il film si sviluppa su due percorsi paralleli: da un lato, la ricerca ostinata del giornalista che, entrando in contatto con le persone coinvolte nella vicenda, racconta gli accadimenti attraverso il suo sguardo estraneo, in un certo modo l’unica chiave di lettura per scoprire cosa sia realmente accaduto; dall’altro, invece, il racconto di un uomo che ha a cuore il suo segreto e, in una corsa contro il tempo, fa di tutto per salvare se stesso dalla potenza devastatrice di un passato che ritorna.

In realtà, i due protagonisti non sono poi così lontani: li accomuna, infatti, la stessa sete di verità, che poi è un po’ il marchio di fabbrica di tutti i film del regista. La regola del silenzio è una pellicola nel complesso ben fatta che però non convince fino in fondo. A tratti lento, ad altri invece eccessivamente veloce, il ritmo cambia troppo spesso e troppo repentinamente senza però lasciare spazio alla suspense, ingrediente indispensabile per qualsiasi thriller. L’impianto narrativo è sicuramente di spessore come il dialogo risulta impeccabile, ma manca quel quid che fa stare lo spettatore con gli occhi puntati sullo schermo, con i battiti del cuore accelerati e i pugni stretti in attesa del successivo colpo di scena.

Stefania Scianni

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