Cine-censura. L’horror Morituris è il primo film bloccato dal ’98

L’angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su “il Secolo XIX”

Non c’è mai limite al peggio in fatto di censura cinematografica. Ricorderete forse il caso prenatalizio di “La bottega dei suicidi”, il bel cartone animato di Patrice Leconte: prima vietato ai minori di 18 anni dalla VI Commissione di revisione cinematografica (si chiamano così tecnicamente), in quanto ritenuto diseducativo, addirittura a rischio emulazioni; il giorno dopo reso “per tutti” dalla I e VIII Commissione riunite in appello causa sacrosanto ricorso del distributore Sandro Parenzo.

Capita quasi sempre così. Una farsa che si ripete. Col ministero ai Beni culturali, nella persona del direttore generale Nicola Borrelli, costretto a sanare ingiustizie plateali e insensatezze moraliste smentendo i censori dallo stesso Mibac nominati in base alla legge del 1962 ancora vigente. In verità l’ex ministro Francesco Rutelli in più occasioni promise di riformare il sistema, ritenendolo obsoleto. Ma poi non riuscì nel suo intento. Ma ecco che, consultando una relazione sul lavoro compiuto dalle otto Commissioni nel 2012, “il Secolo XIX” ha scoperto che sono addirittura cinque i film vietati ai minori di 18 anni, e che un sesto lungometraggio addirittura è stato respinto. Insomma non potrà mai uscire in una sala italiana. Si intitola “Morituris”, trattasi di horror alquanto truculento firmato dall’esordiente Raffaele Picchio. C’è chi ne parla bene, secondo i parametri estetici del genere, in gergo detto “slasher” (dalle armi da taglio usate per infliggere sofferenze); c’è chi lo stronca, lamentando la sceneggiatura sgangherata e un eccesso di lambiccata atrocità. Ma non sta qui il problema, ovviamente.

Non succedeva dal 2 marzo 1998. Quando la VII Commissione di censura provò a impedire l’uscita di “Totò che visse due volte” di Ciprì & Maresco, per vilipendio della religione e tentata truffa. «Blasfemo e perverso» bollarono a fuoco i censori, scegliendo tra i quattro possibili gradi di giudizio – film per tutti, vietato ai minori di 14 anni, vietato ai minori di 18, bocciato – la sanzione più dura. Registi e produttori, dopo il processo di appello, furono assolti dal tribunale di Roma e il film uscì comunque, con discreto successo, apprezzato perfino dal critico gesuita di “Civiltà Cattolica”.

Sarà un caso, ma è di nuovo la VII Commissione, ora presieduta da Maria Grazia Cappugi, ad aver negato il nulla-osta al film di Picchio, lo scorso 6 novembre. Impedendo nei fatti a “Morituris” di uscire anche per pochi giorni nelle rare sale italiane reperite: a Roma, Torino, Milano e Bologna. Nella prospettiva dei censori neanche il divieto ai minori di 18 anni bastava a punire il film. E che sarà mai? D’accordo, siamo nel campo del cine-sadismo, tra torture e amputazioni: due ragazze dell’Est e tre ragazzi della Roma bene, a loro volta stupratori, si ritrovano coinvolti in un circo degli orrori animato da antichi gladiatori romani. Fantasmi assetati di sangue riemersi dalla ribellione di Spartacus del 73 a.C., votati a massacrare chiunque si pari loro davanti. Del resto una lapide posta all’ingresso del loro territorio di caccia avvertiva: “Hic sunt leones”. Probabilmente una mezza boiata, chi vuole può “gustare” il trailer su You-Tube. Con il contributo degli effetti speciali di Sergio Stivaletti, lo stesso di Dario Argento, si vedono crocifissioni, decapitazioni, una forbice conficcata nelle parti intime femminili, perfino un topolino infilato in una vagina tramite un tubo di vetro. Fosse uno “snuff movie”, dove gli attori sono seviziati davvero, capiremmo lo sdegno. Ma restiamo nel campo del cinema, per quanto estremo, ossessivo e indipendente. Chi è maggiorenne non ha il diritto di vedere, se vuole?
Si legge invece sul verbale ministeriale: «La Commissione, visionato il film, esprime, all’unanimità, parere contrario al rilascio di nulla osta per la proiezione in pubblico per motivi di offesa al buon costume, intendendo gli atti di violenza e di perversione sulle donne, motivati dal gusto della sopraffazione e dall’ebbrezza della propria forza rafforzata dal consumo di alcool e droga. Inoltre i “giustizieri” si accaniscono sia sui ragazzi, rei di violenza e sadismo, sia sulle ragazze vittime dei loro carnefici. Infine, negli atti di perversa violenza viene impiegato un topolino come un oggetto sessuale. Pertanto la Commissione ritiene la pellicola un saggio di perversività e sadismo gratuiti». Perversività? Ma mi faccia il piacere…

Resterebbe da dire degli altri cinque titoli oggetto del divieto ai minori di 18 anni. Escludendo “La bottega dei suicidi” poi condonato, sono: “Il professore. Storia di una notte estrema” di Sergio Zanetti, Italia 2011; “Human Centipede” di Tom Six, Olanda 2010; “Extrema” (versione lunga) di Talia Lugacy, Usa 2007; “Girotondo, giro attorno al mondo” di Davide Manuli, Italia 1998. Uno dice: boh! Nel caso di Manuli, il film, certo duro nella rappresentazione di un disagio psichico e sociale ma apprezzato nei festival quattordici anni fa, necessitava di una “revisione” per via dello sfruttamento in streaming da parte di Repubblica.it. Quanto agli altri tre, deve essere stato il tema a orripilare i censori, ma certo il ridicolo è in agguato. Il primo parla di una studentessa universitaria che si concede sessualmente al suo professore; il secondo di uno scienziato demente che vuole cucire insieme tre vittime “ano-bocca” per creare un centopiedi umano; il terzo di una ragazza che si vendica del giovanotto fascinoso che la sedusse e stuprò. A occhio, dopo averne visto estratti in rete, tre fesserie, ma non più di altri filmetti e filmacci, dai due “Hostel” ai vari “Saw”, che uscirono vietati solo ai minori di 14 anni, perché commercialmente più ricchi e protetti.

Michele Anselmi

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