Rulli fa le nomine: Morreale capo della Cineteca

L’angolo di Michele Anselmi | Per Cinemonitor

Nominato a maggioranza per tre anni, sostituisce Enrico Magrelli. Il suo competitor, con curriculum più corposo, era Paolo Cherchi Usai 

Non c’è stato nulla da fare. Da quando presiede il Centro sperimentale di cinematografia su decisione del ministro Lorenzo Ornaghi, Stefano Rulli, sceneggiatore di vaglia ed esponente del movimento 100Autori, si muove come un “rullo” compressore, restio – si mormora – ad accettare consigli: voleva nominare ad ogni costo Emiliano Morreale capo della Cineteca nazionale, e così è stato.
Un incarico prestigioso, anche di forte impronta simbolica, che tuttavia non ha messo tutti d’accordo. Lunedì 14 gennaio pomeriggio uno dei cinque consiglieri del cda, Aldo Grasso, infatti s’è astenuto, e anche Carlo Verdone avrebbe manifestato qualche perplessità, salvo poi votare sì insieme ai colleghi Nicola Giuliano, Olga Cuccurullo e appunto Rulli.
Il quasi quarantenne Morreale insegna all’università di Torino, è saggista di cinema, membro della commissione di selezionatori di Alberto Barbera alla Mostra di Venezia, nonché allievo di Goffredo Fofi. In verità, fa parecchie altre cose, sarebbe bene, invece, che il Conservatore della Cineteca, il cui compenso è di 90 mila euro all’anno per un triennio, si dedicasse esclusivamente a quel lavoro. Trattasi infatti di un importante ruolo istituzionale da svolgere a tempo pieno: il che significa recarsi ogni mattina nell’ufficio di via Tuscolana, occuparsi di restauri, rassegne, recuperi, valorizzazione dei film archiviati, acquisizioni di diritti cinematografici.
Vedremo come andrà a finire. Nel preferirlo al cinquantacinquenne Paolo Cherchi Usai, che pure in materia poteva vantare un curriculum più corposo e specialistico, i consiglieri del Centro avrebbero fatto presente, addirittura verbalizzando, la questione dell’impegno a tempo pieno. Ottenendo da Morreale qualche garanzia per l’anno prossimo: forse una sorta di aspettativa dall’università. Nulla in riguardo al ruolo di selezionatore della Mostra. Una svista antipatica, visto che il doppio ruolo, se da un lato non configura un vero e proprio conflitto di interessi, dall’altro consiglierebbe di lasciare uno dei due incarichi pagati dal ministero ai Beni culturali.

Morreale sostituisce Enrico Magrelli, che fu nominato sotto la gestione di Francesco Alberoni per il rotto della cuffia, grazie al sostegno di Pupi Avati, allora consigliere d’amministrazione del Centro (Csc), in modo da stoppare la designazione di Pino Farinotti. Già a novembre, nel corso del Festival romano del cinema, Magrelli, già vice di Marco Müller a Venezia e tuttora membro della commissione ministeriale che valuta i copioni ai fini dell’Interesse culturale nazionale, sarebbe stato avvertito da Rulli del mancato rinnovo.

Il giorno dopo in molti si chiedono perché proprio Morreale. Non s’è mai interessato di restauri e cineteca, non sembrava la persona più indicata. E tuttavia, forte di appoggi qualificati nel mondo della critica cinematografica, il giovane professore è riuscito abbastanza facilmente a sbaragliare l’avversario Cherchi Usai, dopo un’audizione nei fatti pro-forma.
Si legge infatti su Wikipedia, a proposito di Cherchi Usai. «Studioso italiano di cinema. Direttore del Motion Pictures Departement alla George Eastman House e della Selznick School of Film Preservation, docente di storia del cinema muto presso la University of Rochester, è tra gli organizzatori delle Giornate del cinema muto di Pordenone. Direttore responsabile della rivista “Segnocinema”, ha pubblicato numerosi saggi e volumi su Giovanni Pastrone, il cinema russo pre-rivoluzionario, il restauro di film».
Leggiamo sul suo volume “Una passione infiammabile. Guida allo studio del cinema muto” (UTET, 1991): «Quando si tratta di vedere un film realizzato ottant’anni prima, tuttavia è necessario un impegno ulteriore: occorre sforzarsi di immaginare che cosa deve aver significato vedere quel film all’epoca in cui esso fu distribuito, e rendersi perciò conto della differenza tra quello stato ormai inattingibile e l’evento attuale».
Invece nisba. Rulli voleva Morreale per dare un segnale di cambiamento anche generazionale. Avrebbero contato i suggerimenti di Alberto Barbera (che però smentisce) e di Paolo Mereghetti. Alla fine, anche mettendola sul piano personale, lo sceneggiatore-presidente ha convinto l’intero cda. Peraltro subissato di autocandidature: da Steve Della Casa a Sergio Toffetti, da Tatti Sanguineti a Manuel De Sica e Italo Moscati.

Adesso ci sarebbe da porre mano alla direzione della storica rivista “Bianco e nero” e alla definizione del nuovo Comitato scientifico. Intanto non risulta che Caterina d’Amico, da non molto nominata preside del Centro sperimentale di cinematografia (sempre a 90 mila euro all’anno) dopo aver ricoperto lo stesso incarico in tempi non troppo lontani, si sia ancora dimessa da direttrice della romana Casa del Cinema. Aveva promesso di farlo, forse succederà a febbraio, marzo, aprile, chissà…

Michele Anselmi

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