Cercasi amore per la fine del mondo. Ironia e sentimento al servizio di un ottimo Carrell

Tre settimane alla fine del mondo. È questo l’apocalittico incipit che apre il film diretto da Lorene Scafaria, attrice e sceneggiatrice americana, qui al suo debutto dietro la macchina da presa. La trama segue le vicende di Dodge (Steve Carrell), che, appena abbandonato dalla moglie, osserva con apatico distacco l’isteria in cui il mondo sembra essere piombato. Invece che esaudire bizzarri desideri, come tutti attorno a lui sembrano decisi a fare, decide di mettersi sulle tracce di un vecchio amore, accompagnato, in quello che si rivelerà un viaggio tragicomico, da Penny (Keira Knightley), una giovane vicina di casa dall’esuberante personalità con un curioso disturbo del sonno.

Il film ha due anime: una più divertente, che attraverso una tagliente ironia si diverte a mostrare il peggio di un’umanità che si prepara a vedere il proprio crepuscolo, e una più riflessiva e sentimentale, che racconta il progressivo avvicinarsi dei personaggi di Dodge e Penny. Il risultato è un lavoro estremamente piacevole, accompagnato da una colonna sonora ricercata e godibile che forse, specie nel finale, troppo concede alla filosofia di “il vero amore, alla fine, si riconosce sempre”. Un’ulteriore nota di merito spetta a Steve Carrell, prototipo perfetto dell’uomo medio, che qui offre una grande prova d’attore: tanto la Knightley eccede in smorfie e lacrimoni, tanto lui è misurato, profondamente inquieto, mai scontato o caricaturale nel mostrare le mille sfumature di un personaggio che riflette, con sincero disincanto, sul senso ultimo della propria esistenza.

Marco Moraschinelli

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