Ci mancava Siani, il regista abusivo

L’angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su “il Secolo XIX”

I soliti copioni? Ogni interpretazione è lecita: letterale e metaforica. Vedi “Il principe abusivo”, l’esordio alla regia di Alessandro Siani, e ti accorgi che somiglia assai, nell’intreccio, al secondo episodio di “Colpi di fulmine”, il recente cinepanettone di Neri Parenti. Sarà di sicuro una coincidenza, Siani ha già fatto sapere di avere «la coscienza a posto». Di più. «Ho depositato il film nel 2011, con Aurelio De Laurentiis ho un lungo rapporto di amicizia e stima. Capita spesso, al cinema, che uno stesso spunto torni in commedie diverse». E giù riferimenti d’obbligo: da “My Fair Lady” a “Una poltrona per due”, da “Il conte Max” a “Il piccolo Lord”.

E “Colpi di fulmine”? L’attore 37enne lo cita ai giornalisti, ma non polemizza, anzi sdrammatizza. Al pari di Riccardo Tozzi, titolare di Cattleya, la società che produce “Il principe abusivo” insieme a Raicinema. «La verità? Non c’è stata nessuna causa, tantomeno uno scontro fratricida. Può essere stato benissimo un caso» spiega il produttore. «Certo è spiacevole, soprattutto per Siani, che si possa rintracciare una similitudine. Anche perché i due film appaiono del tutto diversi: quello di Aurelio è tipicamente natalizio, il nostro, peraltro girato prima, quasi disneyano».
Polemica chiusa, quindi. Benché la vicenda custodisca qualche dettaglio in più. Se è vero che, una volta verificate le somiglianze, De Laurentiis accettò di modificare cinque-sei scene di “Colpi di fulmine” per evitare controversie in vista dell’uscita natalizia. Capita nel cinema, specie a Hollywood. Che si tratti di Biancaneve, di Robin Hood o di Wyatt Earp, perfino della caccia al nemico pubblico n.1 Osama bin Laden: in tutta fretta, per fregare sul tempo “Zero Dark Thirty” di Kathryn Bigelow, fu approntato il mediocre “Code Name: Geronimo” di John Stockwell.

Resta il fatto che nel secondo episodio di “Colpi di fulmine”, di sicuro più spassoso del primo, Lillo-autista borgataro erudisce Greg-ambasciatore aristocratico su come atteggiarsi a “coatto” romano, naturalmente per conquistare un’attraente pescivendola. Nel “Principe abusivo”, invece, succede questo: lo squattrinato e zotico Alessandro Siani viene addestrato dal ciambellano Christian De Sica a muoversi a corte, così da potersi fidanzare con la principessa Sarah Felberbaum in cerca di popolarità. A sua volta, però, l’azzimato pigmalione avrà bisogno di “napoletanizzarsi” un po’, con l’aiuto del poveraccio redento e dei suoi amici, per colpire al cuore la fruttivendola-ballerina Serena Autieri. Doppio apprendistato intrecciato, a dirci, in una chiave di favola con tanto di «C’era una volta», che l’amore supera le barriere di classe e di censo, che mischiarsi fa bene, che l’ipocrisia non regge alla prova dei sentimenti. Ricordate Laurence Olivier e Marilyn Monroe nel “Principe e la ballerina”?

Sapremo presto – il film è uscito ieri, per San Valentino, in quasi 600 copie – se “Il principe abusivo” avrà colto il bersaglio grosso. Ultimamente il nostro cinema comico, dopo i fasti ubriacanti del 2011, quando sembrava che l’italica quota di mercato schizzasse alle stelle sopra il 45 per cento, non se la passa troppo bene. “Colpi di fulmine” è arrivato a fatica ai 10 milioni di euro, “I 2 soliti idioti” e “Tutto tutto niente niente” si sono fermati a poco più di 8, “Mai Stati Uniti” a 5, “Pazze di me” non supererà i 2, “Studio illegale” è partito male.

«Se “Il principe abusivo” non piacerà mi sa che dovremo dimetterci tutti, insieme al Papa, oppure andremo a venderlo sulle bancarelle» scherza Siani. Nel film il suo Antonio sopravvive facendo la cavia farmaceutica e cibandosi a scrocco, l’immancabile cappuccio della felpa a righe sopra i riccioli fluenti e l’eloquio coloritamente dialettale. «Un pezzente, un troglodita» agli occhi del re col pallino delle escort; e tuttavia la bionda principessa Letizia, una specie di Gwyneth Paltrow, ha bisogno del poveraccio per finire sulle prime pagine. L’idea è di mollarlo dopo qualche settimana di clamore, invece Cupido scompaginerà tutti i piani.

«Mi premeva affrontare un tema che sento molto: il divario tra ricchezza e povertà» teorizza Siani. Vabbè. Nella commediola, tra un balletto al ritmo di “Gocce di pioggia su di me”, il tormentone “Indifferentemente” e i consueti giochi di parole in stile “Benvenuti al Sud”, il comico prova ad allontanarsi dal modello Troisi. Se come mattatore va sul sicuro, come regista denuncia il fiato corto. Però è nata una coppia: saltato il remake del film, Siani e De Sica promettono di portare a teatro “Quasi amici”. Speriamo bene.

Michele Anselmi

Lascia un commento