Se il teen movie invade l’horror

Ormai sono diversi anni che in sala si moltiplicano – e spopolano – pellicole dai toni artificialmente dark, usati come pretesto per raccontare improbabili storie d’amore tra ragazzine e mostri strappati dal loro contesto classico, “restaurati” nell’immagine e nelle intenzioni in maniera spesso ai limiti dell’inaccettabile. Senza ombra di dubbio, questa tendenza è stata sdoganata a partire dal primo film della saga cinematografica tratta dai libri di Stephenie Meyer, “Twilight”, in cui è stata totalmente rivista la figura del vampiro. Da quel momento è iniziato un vero e proprio assalto ai classici della letteratura gotica e horror, con risultati spesso disastrosi: basti pensare alle varie fiabe ormai entrate nell’immaginario collettivo riproposte in una chiave quasi grottesca, con film come “Cappuccetto Rosso Sangue”, “Beastly”, “Biancaneve e il Cacciatore” e la lista potrebbe proseguire.

Si tratta di film che puntano ad un target di adolescenti e per questo motivo molto frequentemente sembra perdersi il rispetto verso figure nobili della letteratura o della cinematografia, messe alla berlina senza nemmeno il supporto di una trama solida e ben scritta: un fenomeno certamente destinato a spegnersi nel giro di un paio di anni, ma comunque indice della grande crisi di idee che Hollywood attraversa da ormai troppo tempo, con un ulteriore abbassamento degli standard relativi alle opere da cui trarre certe pellicole. Un altro esempio di come lo sfruttamento di elementi cinematografici preesistenti da molto tempo, e ormai di culto, per questo scopo sia arrivato al limite è il recente “Warm Bodies”. Un film che si basa su un’idea finalmente originale (anche se pur sempre tratta dal libro di Isaac Marion), ma massacrata in fase di sceneggiatura per edulcorarne la primigenia profondità e crudezza proprio per adattarla al pubblico prescelto.

In questo caso il problema è duplice: non solo per la maggior parte si tratta di pellicole mal sceneggiate, ma sembra che questa mancanza di qualità sia quasi voluta, se si distrugge deliberatamente un buon concept per far sì che venga maggiormente guardato: per quanto riguarda “Warm Bodies”, si tratta di uno spunto di riflessione non da poco, dal momento che il libro di Marion mette in gioco temi molto interessanti e introspettivi, che nel film vengono non solo banalizzati, ma addirittura quasi totalmente epurati per lasciare spazio ad una storia d’amore nemmeno ben caratterizzata, affossata da reazioni umane inesistenti e comportamenti inverosimili. Non si tratta di un fenomeno particolarmente preoccupante in sé, certo, ma di sicuro indica un drastico calo di qualità e soprattutto una consistente modificazione dei gusti del pubblico, che sembra gradire questo tipo di prodotti, subito in testa alle classifiche dei film più visti.

Victor Laszlo

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