Beautiful Creatures non colma il vuoto lasciato da Twilight

Nel piccolo paese di Gatlin – profondo Sud degli Stati Uniti – il tempo sembra essersi fermato alla metà del Secolo scorso. Ethan Wate, diciassettenne orfano di madre, affronta con apatico distacco l’anno scolastico, in attesa di quel diploma, ancora troppo lontano, che gli consentirà di allontanarsi per sempre da un’esistenza placida, che scorre priva di ogni scossone. La mentalità provinciale e conservatrice, che sembra albergare saldamente perfino nei suoi coetanei, mal reagisce, infatti, all’arrivo di Lena Duchannes, nipote dell’ombroso e carismatico Macon Ravenwood (Jeremy Irons). Per quale motivo Ethan crede di riconoscere nella giovane la misteriosa figura femminile che popola i suoi incubi notturni? Qual è il significato del misterioso tatuaggio che marchia la pelle della ragazza, di cui il protagonista finisce per innamorarsi? Potrà il sentimento appena sbocciato nei due adolescenti vincere un’antica maledizione che verrà portata a compimento il giorno del sedicesimo compleanno di Lena?

Un amore ostacolato da forze sovrannaturali, l’autodeterminazione che consente di affrancarsi da un destino che sembra già scritto, la forza di volontà come elemento determinante per la costruzione di un percorso di vita: sono questi i temi al centro della sceneggiatura di Beautiful Creatures – La sedicesima luna, che il regista Richard La Gravenese adatta dal primo dei romanzi di una fortunata serie di Kami Garcia e Margareth Stohl (tutti editi in Italia da Mondadori).

L’affannosa ricerca di una nuova epopea fantasy che riempia il vuoto (commerciale) lasciato dai franchise di Harry Potter e di Twilight non produce, in questo caso, il migliore degli esiti possibili. Ambientazione suggestiva – è girato in gran parte in Louisiana, alle porte di New Orleans – e un cast di “comprimari” di tutto rispetto (oltre al già citato Jeremy Irons, le immense Viola Davis ed Emma Thompson) poco possono in un film che a tratti diverte, ma, purtroppo, ben poco emoziona. Se la sceneggiatura si sforza di costruire una tensione narrativa verso il tanto temuto giorno della “Reclamazione” – in cui l’eroina verrà chiamata a sé dalle forze della Luce o dalle forze delle Tenebre – l’epilogo si risolve in uno scontro tra streghe privo di mordente, sacrificando completamente, per di più,  il protagonista maschile della storia. Rimane la divertente interpretazione di una Thompson a cui viene data la possibilità di strafare, e la curiosità di capire se l’acerbo talento di Alice Englert e Alden Ehrenreich troverà migliori occasioni negli (improbabili) sequel a venire.

Marco Moraschinelli

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