In Search of a Legend, un web documentary dedicato a Oliver Reed

In giro da mesi per i teatri irlandesi, Oliver Reed – Wild Thing porta in scena uno degli attori simbolo del cinema britannico anni Settanta, tra donne, bevute omeriche e amicizie rischiose, su tutte quella con l’altrettanto casinista Keith Moon. Il monologo scritto da Mike Davis e Rob Crouch, anche interprete, comincia nel suo ultimo giorno di vita, nel pub maltese dove morì d’infarto in seguito ad una sfida alcolica con alcuni marinai, durante una pausa nelle riprese di Il gladiatore di Ridley Scott. Oltre al sodalizio con Ken Russell, da cui derivano Donne in amore, I diavoli, Tommy, Prigionieri dell’onore, tra gli altri film interpretati citiamo almeno L’implacabile condannaOliver!, Assassination Bureau, Il complesso del sesso, il dittico I tre moschettieri/Milady – I quattro moschettieri, Ballata macabra, Brood – La covata malefica, Castaway, la ragazza Venerdì, Le avventure del barone di Münchausen, Il commediante.

‘‘Comunque, sempre meglio bruciarsi che marcire,’ diceva. ‘Preferirei morire in un rissa da bar che in un reparto per malati di cancro terminale.’ Vedi, Ollie era uno che afferrava la vita. L’afferrava per la gola. La stringeva finché non sanguinava. Una donna, una scrittrice di nome Gilham, se non sbaglio, ha detto: ‘Oliver Reed ha due profondi occhi blu e un animo profondo e blu’. E io credo che avesse ragione. Era un uomo troppo grande, troppo grande per questo mondo“. Da Will Ferguson, Felicità®, Feltrinelli 2004.

Di seguito, il web documentary In search of a Legend, in cui Mark Reed condivide con Rob Crouch i propri ricordi sul celebre genitore.

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