Fabio Bonifacci, benvenuto sceneggiatore della Crisi

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Non c’è dubbio che sia Fabio Bonifacci lo sceneggiatore più prolifico della nuova commedia italiana. Per rendersene conto basta dare un’occhiata alle ultime uscite in sala dove ben quattro titoli portano la sua firma: Il principe abusivo, Benvenuto Presidente, Bianca come il latte, rossa come il sangue e Amiche da morire. Dal suo esordio come sceneggiatore cinematografico con E allora mambo (1999), lo scrittore bolognese è riuscito, via via, a lavorare con importanti attori e registi come Claudio Bisio, Luca Argentero, Antonio Albanese, Luca Miniero, Giulio Manfredonia, Luca Lucini, solo per citarne alcuni.

Pur variando il timbro del suo modo di intendere la commedia contemporanea, Bonifacci ha sempre mantenuto un’identità certa e delle tematiche precise. Ad emergere, infatti, è sempre la stretta cronaca dei nostri giorni, quasi fosse un universo narrativo che vive perennemente in crisi. Una crisi economica e d’ideali. Nei suoi film è in scena un’Italia bellissima, ma al limite del collasso, dove precarietà e fallimento diventano le parole chiave della nostra economia. Ecco perché i suoi protagonisti lottano per la sopravvivenza loro o delle proprie occupazioni. Come Mattia (Luca Argentero) in Lezioni di cioccolato, costretto a fingersi emigrato mussulmano per seguire un corso di pasticceria al posto di un impiegato al fine di salvare la sua impresa edile dal fallimento, oppure Vittorio (Claudio Bisio), che, in Amore, bugie e calcetto, alterna le difficoltà sul campo a quelle della sua azienda sull’orlo del baratro.

E’ un mondo dove anche le persone oneste si devono “sporcare” per far valere i propri diritti. Come i tre amici (Luca Argentero, Paolo Ruffini, Paola Cortellesi) di C’è chi dice no, che capiscono quanto la loro vita sia stata rovinata dai raccomandati, fondando il movimento virtuale di “I pirati del merito” per rompere le uova nel paniere di chi ha sempre le spalle coperte. O come i tre operai (Vincenzo Salemme, Giuseppe Battiston e Hassani Shapi) di Senz’arte né parte, che per sopravvivere al licenziamento si ritrovano a diventare falsari di opere d’arte contemporanee, scoprendo una nuova via.

Ancora un mondo dove chi ha il potere è spesso disonesto ed incapace. Dove, a difesa del popolo, c’è il popolo stesso, che trova nelle persone comuni i propri eroi: ecco il sindacalista (Claudio Bisio) di Si può fare, che, spingendo i pazienti di una cooperativa di malati di mente a fare un lavoro vero, restituisce loro la dignità negata. O Peppino (sempre Claudio Bisio) che, in Benvenuto Presidente, si ritrova ad essere Presidente della Repubblica, ridando una speranza ad ognuno di noi. Forse poco amata perché nel suo momento di maggior fortuna, la scrittura di Bonifacci nasconde dietro alla maschera di commedia disimpegnata un preciso impegno civile, una critica all’attualità e ai mostri che sta generando. E non è poco.

Marco Scali

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