Si chiude il Florence Korea Film Festival. Vetrina su una cinematografia eclettica

Con la cerimonia di premiazione seguita dalla proiezione di Pieta di Kim Ki-duk, il film che nel 2012 ha trionfato a Venezia aggiudicandosi il Leone d’Oro, si è chiusa ieri l’undicesima edizione del Florence Korea Film Fest. La kermesse, l’unica in Italia interamente dedicata al cinema coreano, si è svolta nell’arco di dieci giorni proponendo ben 32 lungometraggi – di cui la metà in anteprima nazionale – e 20 cortometraggi. Al cinema Odeon di Firenze sono intervenuti diversi registi sudcoreani come il maestro Im Sang Soo e un’attrice affermata ed apprezzata a livello internazionale come Jeon Do Yeon, vincitrice del premio come miglior interprete a Cannes nel 2007, e omaggiata con una corposa retrospettiva dei suoi film proprio al festival fiorentino.

Il Premio del Pubblico è andato a The Front Line di Jang Hun, un film ambientato durante la Guerra di Corea dove si narrano le drammatiche vicende di una truppa speciale di militari sudcoreani che combatte ai confini con la Corea del Nord, in un conflitto di trincea estenuante. Un’opera antimilitarista robusta e toccante incentrata sull’assurdità e la follia della guerra che pone l’attenzione su una ferita profonda e ancora aperta per il popolo coreano, diviso ormai da più di mezzo secolo e ben lontano da una riunificazione.

Il Premio della Critica nella sezione Orizzonti Coreani è stato assegnato, invece, a Nameless Gangster di Yoon Jong-Bin “per la forza narrativa e la prepotenza visiva con cui il mondo dei padroni e dei ‘bravi ragazzi’ della città di Busan viene raccontato” mentre per la sezione Independent Korea è stato premiato Pluto di Shin Sun-won, che nei giorni scorsi è stata ospite della manifestazione per presentare il suo film; questa la motivazione: “per la freschezza con cui la regista ha saputo descrivere la nuova generazione sospesa fra la fatale competizione e la paura di perdere il futuro”. La menzione speciale è andata a Modern Family, film a episodi firmato da quattro registi emergenti, “per aver saputo raccontare, con grande forza del racconto e delle immagini, quattro drammatici spaccati di vita della Corea di oggi, con uno stile semi-documentaristico che non dimentica la sapienza e la complessità del linguaggio cinematografico”.

L’undicesima edizione del Festival ha registrato numeri molto positivi, in crescita rispetto allo scorso anno, superando i 9000 spettatori complessivi con oltre 4000 biglietti venduti e più di 100 accreditati. In generale va sottolineato come il Florence Korea Film Fest stia contribuendo in maniera fondamentale ad aumentare di anno in anno l’interesse del pubblico italiano nei confronti di una cinematografia come quella sudcoreana che dalla seconda metà degli anni ’90 ad oggi sta vivendo un momento assai felice a livello artistico e produttivo. I grandi Festival europei come Cannes, Venezia e Berlino ospitano da oltre dieci anni le opere dei grandi autori coreani come Bong Joon-ho, Park Chan-wook, Lee Chang-dong, Kim Ki-duk, Im Sang Soo e Hong Sang-soo, che sempre più spesso ottengono riconoscimenti importanti a livello internazionale. Anche l’industria hollywoodiana si è da tempo accorta di questa grande realtà cinematografica e ha iniziato a corteggiare i registi più talentuosi come Park Chan-wook e Kim Jee-woon che hanno realizzato, rispettivamente, Stoker, nelle nostre sale a inizio maggio, e The Last Stand, action interpretato da Arnold Schwarzenegger, uscito a fine gennaio. Grandissima è invece l’attesa per Snowpiercer, coproduzione internazionale con il maestro Bong Joon-ho in cabina di regia che non ha ancora una data d’uscita ufficiale.

L’edizione del Festival di quest’anno ha mostrato una cinematografia in ottima salute, capace di spaziare tra i vari generi con estrema disinvoltura e libertà creativa, dal melodramma al thriller, dalla commedia sentimentale al poliziesco, dall’horror al film in costume, dal filone erotico all’animazione che è in grande e costante crescita e di cui abbiamo potuto ammirare un’opera importante come The King of Pigs. Generi che non di rado s’intrecciano tra loro con esiti davvero notevoli, che in certi casi fanno emergere un approccio delicato e intimista, prettamente autoctono, nel trattare i sentimenti come abbiamo potuto vedere nei giorni addietro in My Dear Enemy, film interessante ed insolito. Purtroppo la distribuzione italiana, sempre più carente e deficitaria in particolar modo verso il cinema orientale, non consente – salvo rare eccezioni – di far ammirare al pubblico di casa nostra i film provenienti dalla cinematografia coreana.

Boris Schumacher

Lascia un commento