The Host. Il trionfo dell’amore in un film che soddisferà i fan della Meyer

Tratto dal nuovo romanzo di Stephenie Meyer, celebre per Twilight, The Host è il racconto fantastico di un popolo alieno costituito da Anime che, dopo aver invaso il pianeta Terra trasformandolo in un luogo pulito, sicuro e pacifico, hanno bisogno, per sopravvivere, di un corpo in cui trovare dimora. La razza umana sta progressivamente scomparendo, ma c’è ancora qualcuno che combatte in clandestinità nell’estenuante battaglia contro il nemico. Tra questi, Melanie, rimasta sola con un fratello più piccolo, dimostra coraggio e grinta nel tentativo di impedire che lei e i suoi cari vengano catturati e annientati. Una notte, però, viene fatta prigioniera e un’Anima, chiamata Wanderer, viene impiantata nel suo corpo con lo scopo di indagare nella memoria della ragazza e, attraverso i suoi ricordi, scoprire dove sono nascosti gli altri sopravvissuti. Ma Melanie non ci sta, il suo corpo non si lascia sopraffare e riesce nella difficile impresa di persuadere Wanderer a fare ciò che la sua coscienza le dice di fare: stare dalla sua parte e aiutarla a ritrovare la sua famiglia. Corpo e anima coabiteranno per un po’ e, nel loro viaggio verso la libertà, saranno costrette a fare i conti ognuna con la presenza dell’altra, fin quando non arriverà il momento di separarsi e di prendere strade diverse, ma non poi così lontane.

Il film ha un’andatura piuttosto costante, non ci sono grossi colpi di scena, manca quel punto di svolta capace di mantenere gli occhi puntati sullo schermo nell’attesa di sapere come evolveranno gli eventi. Tuttavia, la storia è talmente fresca e leggera da non lasciare spazio alla noia, consentendo allo spettatore di appassionarsi e osservare gli avvenimenti quasi con un sentimento di affezione. La particolarità, nella letteratura della Meyer, sta proprio nel tentativo di raccontare qualcosa di normale in un contesto surreale. Peccato che, volendo inglobare la storia nel genere Sci-Fi, il risultato in questo caso sia una narrazione eccessivamente “normale”: gli aspetti più fantascientifici, infatti, non fanno che da cornice alla storia, gli alieni non sono altro che uomini con gli occhi rossi che girano per la città in auto, vanno all’ospedale dove utilizzano medicine miracolose (ma pur sempre medicine) e muoiono a colpi di pistola, così come i comuni mortali. Troppa normalità, dunque, in un film che ha la pretesa di rientrare nel genere fantascienza.

D’altronde, la stessa autrice ha dichiarato di essersi sentita ispirata dal desiderio di esplorare l’amore a trecentosessanta gradi; ecco così che, a farla da padrone, è il sentimento, l’amore romantico e quello materno, l’amicizia, la solidarietà ma anche la rabbia, il coraggio, la determinazione e il desiderio di rivalsa. Benché la trama non sia particolarmente consistente, rientra senz’altro in quel genere di film che può piacere. Vuoi per la voglia di sognare che in fondo ognuno di noi ha, vuoi perché indirizzato a quella parte di pubblico, in prevalenza giovani e teenager, che riescono a rendere questo genere di film degli imperdibili cult. Il risultato è dunque un successo, per la gioia di appassionati contenti e produttori soddisfatti.

Stefania Scianni

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