Whisky, tattoo e pallottole: Sly distrugge New Orleans

L’angolo di Michele Anselmi | Per Cinemonitor

In uscita il 4 aprile, Jimmy Bobo – Bullet To the Head segna il ritorno di due cine-reduci d’eccezione: Sylvester Stallone e Walter Hill

Non c’è dubbio: Sylvester Stallone, per la regia di Walter Hill, con “Jimmy Bobo. Bullet to the Head” ha licenziato il suo film migliore da parecchi anni a questa parte. Eppure il pubblico americano ha fatto spallucce: neanche 10 milioni di dollari al box office, per la precisione 9 e 450 mila. Un disastro se è vero che hanno speso 55 milioni di dollari per realizzarlo. Vale anche per Arnold Schwarzenegger, di un anno più giovane. “The Last Stand – L’ultima sfida” è un divertente western camuffato da poliziesco, ben diretto dal coreano Kim Jee-woon, eppure in patria ha totalizzato 12 milioni di dollari esatti. Praticamente nulla. Un tonfo per l’ex Conan il barbaro, atteso al suo ritorno da protagonista dopo gli agi della politica californiana.

A quanto pare, da soli, i due mitici action-hero non tirano più al botteghino. I giovani li snobbano, i più adulti si sono stufati. Già, la mozione degli affetti non dura per sempre. E pensare che Sly e Schwarzy non hanno risparmiato in ore di palestra per ritrovare la forma giusta; con l’aggiunta di un po’ di auto-ironia che non guasta, come testimonia quella celebre fotografia, probabilmente una trovata pubblicitaria, che li ritrae in ospedale, l’uno disteso accanto all’altro.
Sarà anche per questo che hanno deciso di fare coppia nel prossimo “The Tomb”, un filmone carcerario da 120 milioni di dollari affidato al ruspante regista svedese Mikael Håfström: uscirà in estate e magari segnerà la riscossa dei due rocciosi spaccamontagne, sulla falsa riga di quanto successo l’anno scorso con “I mercenari 2” (85 milioni di dollari solo sul mercato nord-americano). Film ridicolo e stiracchiato, a suo modo stracult nel suo essere spiritosamente “coatto”, con tutte quelle partecipazioni speciali in chiave di trans generazionale: Stallone e Schwarzenegger, appunto, più Bruce Willis, Chuck Norris, Jean-Claude Van Damme, Dolph Lundgren, Jet-Li, soprattutto Jason Statham. Mancava solo quel ciccione finto zen di Steven Seagal: magari comparirà nel terzo episodio già allo studio.

Eppure, come si diceva, “Jimmy Bobo. Bullet to the Head” non è male. Accolto con gli onori del caso al Festival di Roma 2012, il poliziesco porta la firma di Walter Hill, uno specialista del genere, oltre che cineasta eclettico, tosto e sofisticato insieme, decisamente “all american”. Uno che, potendo, girerebbe solo western (vedere per credere la stupenda miniserie tv “Broken Trail”); ma al cinema gli chiedono altro, anzi gli chiedono poco, se è vero che il suo penultimo film, “Undisputed”, risale al 2002.
Capelli a spazzola e abiti eleganti, Jimmy Bonomo, detto “Bobo”, è un sicario vecchia maniera che agisce a New Orleans, altrimenti detta Crescent City. Dopo 26 arresti, 4 processi e 2 condanne, il killer ha messo insieme un discreto gruzzolo; potrebbe smetterla col crimine, ma il lavoro, che svolge in coppia con un allievo di belle speranze, gli piace. Sul codice d’onore, però, non transige: «Niente donne né bambini, metà prima e metà dopo, mai fidarsi di nessuno».

Dopo aver steso su commissione un poliziotto corrotto, Jimmy e collega bevono bourbon e aspettano il compenso. Ma qualcosa non va per il verso giusto. C’è in giro un gigantesco mercenario europeo svelto di coltello, un certo Keegan poco interessato ai soldi, ingaggiato per uccidere entrambi. Bobo naturalmente si salva e a quel punto dovrà allearsi con un sbirro coreano sceso da Washington e sempre connesso alla rete, lo sveglio Taylor Kwon, per risalire ai mandanti di tutta l’operazione sporca, legata a una mega speculazione edilizia. Un classico. E siccome Stallone è troppo avanti con gli anni per farlo innamorare, ecco l’idea di mettergli accanto una figlia, bella e audace, specializzata in piercing e tatuaggi, che non disdegna la corte del giovane coreano. Quando Keegan la rapisce… beh, il resto potete immaginarlo.

Bombardato da rock-blues sudista in stile Ry Cooder e trapunto di battute ironiche in parte vergate dallo sceneggiatore italiano Alessandro Camon, “Jimmy Bobo. Bullet to the Head” trasforma il fumetto francese da cui è tratto in un action-movie vagamente nostalgico e passatista, tutto strizzatine d’occhio, ma con forte senso spettacolare nella messa a punto delle scene di violenza. Di fronte al collega che interroga coi guanti un avvocato corrotto, Bobo preferirebbe andare per le spicce: «Spaccagli le gambe e ti farà il concerto degli Who». E nello show-down tra archeologie industriali scatta l’applauso in platea quando, costretto a un duello con asce da pompieri, l’eroe ironizza così: «Cazzo giochiamo ai vichinghi?». Difficile che piaccia ai giovani un simile cocktail, nelle sale dal 4 aprile. Però il 66enne Stallone, doppiato da Massimo Corvo dopo la morte dello “storico” Ferruccio Amendola, è in forma, oltre che ben servito dal 70enne Walter Hill, col quale dev’essersi inteso sul set. In fondo sono due cine-reduci: l’uno, il regista, con pancetta e venerabile barba bianca; l’altro, il divo, con muscoli pompati e dorso ricoperto di fantasiosi tattoo.

Michele Anselmi

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