Countdown, action e sentimento in un esordio “alla rovescia”

Countdown, esordio alla regia del giovane Heo Jong-ho, ha la stoffa di quei film scritti e diretti da un navigato regista della settima arte, che lasciano letteralmente a bocca aperta se andiamo ad indagare l’età del suo “creatore”. Dopo aver studiato presso la School of Film, Tv e Multimedia della Korea National University of Arts, Heo Jong-ho è stato assistente alla regia per Meet Mr. Daddy (2006). E sostanzialmente nient’altro. Quindi di acqua sotto ai ponti non ne è passata molta, ma è limpida, cristallina, profonda, oserei dire potabile per quanto è buona. A “posare” di fronte alla sua macchina da presa due star affermate e rinomate nel “lontano” oriente: Jeon Do-yeon e Jung Jae-young. Sintomo di un cinema coreano che sa affidarsi a menti fresche e fulgide che ben s’incontrano con braccia forti e versatili, che può costruirsi su basi solide, dove svezzate e capaci nuove generazioni di registi possono contare sulla bravura dei più celebri e apprezzati attori del panorama nazionale.

Ma veniamo alla trama. Tae Gun-ho è stimato come il miglior agente di recupero crediti della sua agenzia, sebbene non esiti ad attuare un modus operandi che fa delle regole un optional. La sua carriera s’incrina improvvisamente quando scopre d’avere un cancro al fegato, malattia che gli lascia solo tre mesi di mesi. Unica salvezza: trovare un donatore. Il suo fiuto di detective lo conduce sulla pista di Cha Ha-yeon, giovane e sexy truffatrice odiata da molti, pronta ad uscire dal carcere. Ma il feeling che li lega è assai più stretto: la donna ha ricevuto degli organi di suo figlio (affetto dalla sindrome di down), morto qualche anno prima.

Per la serie “quando il lavoro viene smentito dai casi della vita”, il destino pone fianco a fianco chi i soldi li recupera e chi i soldi li fa sparire. Due personaggi diametralmente opposti che, in nome della vita e della sopravvivenza, diventano nemici-amici, cane e gatto disposti a collaborare. Un originale script che mischia adrenaliniche sequenze action con ricordi e rimorsi di carattere lirico. Interessante notare come su questi aspetti sia l’uomo (Tae Gun-ho) il “sesso debole”, colui che ha un nervo scoperto sul passato. E’ lui l’anima in pena che, dietro una faccia da duro, nasconde un incancellabile dolore. Lei (Cha Ha-yeon) è cinica, sfacciata, di indole buona ma con gli occhi sempre aperti sulla truffa o la fuga. Insomma, un carattere da maschiaccio, accentuato dal possedere un cuore da uomo, quello del figlio del money detective. Il countdown è quindi connesso ai loro vizi e comportamenti “di mestiere”, ma è anche spirituale, portando Tae Gun-ho a fare i conti col passato.

Heo Jong-ho, classe 1975, crea quindi una buonissima alchimia tra dramma e azione, introspezione e thriller, in un’opera che coinvolge senza sosta, abile nel fondere con equilibrio toni, generi e stilemi diversi senza mai eccedere né banalizzare. Punti a favore di un cinema coreano giovane e già maturo.

Tommaso Tronconi  

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