Dal Giappone con amore. Kiarostami presenta il suo nuovo film a Roma

Abbas Kiarostami ama l’Italia e, dopo aver girato in Toscana Copia conforme, potrebbe tornare a lavorare qui. “Ambienterei un film in Puglia. La sceneggiatura è pronta, ho individuato sia le location, sia l’interprete maschile. Ma il progetto è rimandato, non posso farlo per ora”. Sciarpa al collo e abituali occhiali scuri, il maestro iraniano si concede con gentilezza alla stampa per presentare il suo nuovo lavoro Qualcuno da amare. Interamente girato a Tokyo, in lingua giapponese, troupe e attori del luogo.

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Domanda: Perché questa scelta?
Abbas Kiarostami:
Fino ad oggi credevo di aver fatto un film iraniano-giapponese. Spesso rispondevo che avevo deciso di girare lì perché mi piacevano i giapponesi, il sushi, l’atmosfera, ma ora rivedendolo con voi mi sono reso conto che è giapponese, italiano e iraniano. Appartiene a tutti e a tutto. Il mio film rappresenta qualcosa di universale per questo ho scelto una ambientazione diversa dalla mia. Le lontananze creano incomprensioni, in realtà siamo molto vicini e simili.

D. : Quali le reazioni al suo film in Giappone  e in Iran?
A.K. :
Ben 20 paesi hanno portato sullo schermo questo film. Per quanto riguarda il Giappone ci sono state due reazioni opposte: chi lo ha amato e chi non lo ha accettato. In Giappone gran parte della popolazione non ama il cinema tradizionale giapponese e il mio cinema è stato influenzato dai grandi degli anni cinquanta come Ozu e Mizoguchi. Oggi molti riproducono il cinema americano e non amano il passato. Negli Stati Uniti ha avuto un grandissimo successo e la critica lo ha amato. In Giappone e in Europa guardano al cinema hollywoodiano e agli americani interessa il cinema d’autore! In Iran il film non è uscito. Non è che vi fosse qualcosa da censurare. Ho anche proposto di doppiarlo per poterlo presentare ma niente. Non vorrei entrare nei dettagli dei miei rapporti con l’Iran. Posso dire solo che io e il governo non ci capiamo, non c’è un rapporto diretto tra di noi. So comunque che gira nel mercato nero, in video con i sottotitoli.

D. : Come ha scelto i suoi interpreti?
A.K. :
Il film è stato girato in giapponese, tutta la troupe era del luogo, io ero l’ospite. Ho cercato a lungo tra gli attori professionisti ma ho avuto molta difficoltà. Gli anziani erano abituati a recitare nel loro modo, io invece avevo bisogno di una recitazione naturale. Quindi ho dovuto scegliere tra i non professionisti. Il protagonista ad esempio, Tadashi Okuno, ha più di 80 anni e aveva sempre fatto la comparsa. Gli ho assicurato che avrebbe dovuto pronunciare solo poche parole, e piano piano, pagina per pagina, giorno per giorno, gli mostravo lo script e lo convincevo ad andare avanti. Alla fine mi ha confessato che è stato molto difficile e duro per lui e che vorrebbe tornare a fare la comparsa!

D. : Quali sono i suoi registi di riferimento?
A.K. :
L’elenco sarebbe molto lungo e avrei timore di dimenticarne qualcuno. Italiani sicuramente. Il mio cinema parte dal neorealismo italiano. Ho conosciuto l’Italia attraverso il suo cinema. Tutta la mia adolescenza e giovinezza l’ho passata tra una sala e l’altra a vedere film italiani. Per noi, oltre all’Iran, esisteva solo l’Italia.

E riguardo all’Iran sottolinea:  La creatività non può essere soffocata da nessun sistema. Oggi nonostante le grandi difficoltà, si assiste ad una vivace creatività artistica in Iran. Conosco tanti giovani che stanno esprimendo il loro talento.

D.: Il suo film è molto giapponese, non si avverte uno sguardo straniero ma si coglie pienamente l’atmosfera che si respira a Tokyo. Lo scontro tra tradizione e modernità, tra le diverse generazioni, tra i villaggi della campagna e la grande metropoli. Le piacerebbe tornare a girare in Giappone?

A.K. : La ringrazio per la sua domanda. Era ciò che tenevo a realizzare. Ma la fatica è stata immensa. Durante le riprese l’assistente di Akira Kurosawa è venuta a trovarmi sul set. Sedevo su una sedia a rotelle per la stanchezza e spesso usavo un bastone. Lei mi ha confessato che Kurosawa aveva vissuto la stessa esperienza quando girava in Russia, era devastato e piangeva ogni notte. Io le ho risposto che piangevo una notte sì e una no!

Francesca Bani

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