Kiki – Consegne a domicilio. Vola, streghetta, vola!

Meraviglioso. La storia di Kiki, piccola streghetta che a soli tredici anni, come vuole la tradizione, lascia la casa per raggiungere, grazie ad un apprendistato, l’indipendenza economica ed emotiva, è un affascinante ed incantevole racconto cinematografico di animazione giapponese. In sala dal 24 aprile, distribuito da Lucky Red, Kiki – Consegne a domicilio è l’ennesima prova della maestria di Hayao Miyazaki, che ha portato sul grande schermo l’omonima romanzo scritto per l’infanzia da Eiko Kadono.

Il progetto era stato già ideato e deciso dallo Studio Ghibli sin nel 1989, ma realizzato completamente in seguito a ripensamenti e a decisioni della produzione, che ha spinto lo stesso Miyazaki a ricoprire non solo il ruolo di produttore, ma anche quello di sceneggiatore e regista. E nel lavoro di adattamento cinematografico, il cineasta ha voluto sottolineare maggiormente le difficoltà e le crisi di insicurezza di Kiki, emblema delle ragazzine del Giappone di oggi che sognano e vogliono l’indipendenza. Questa scelta narrativa ha così giustificato l’inserimento della scena del dirigibile nell’epilogo e di quelle di solitudine della bambina.

Tuttavia sono lievi le variazioni che si aggiungono alle isotopie del regista, come gli immancabili animaletti, amici quasi intimi dei personaggi, quali il gatto Gigi, protagonista anch’esso della nascita di un legame emotivo, e il superamento dei tratti occidentalizzanti, vedi la città dei sogni di Kiki che sembra una metropoli più europea che giapponese. 

Alessandra Alfonsi

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