Viaggiare sola… Senza sentirsi zitella

L’angolo di Michele Anselmi | Per Cinemonitor

In effetti il product placement stavolta ha un senso. Senza il supporto di The Leading Hotels of the World, la fastosa catena di alberghi a cinque stelle sparsi per il mondo, Maria Sole Tognazzi non avrebbe potuto girare il suo terzo film, quel “Viaggio sola” nelle sale da oggi, distribuito da Teodora. Dove girare altrimenti, senza quel sostegno fondamentale?

Chi viaggia sola è Irene, ovvero Margherita Buy, una bella quarantenne bionda, con la figuretta esile e gentile, che di mestiere fa l’ispettore in incognito, in gergo alberghiero “l’ospite a sorpresa”. Strano lavoro, poco noto ai più, anche curioso. Vestita da gran signora, tailleur pantalone di alta sartoria e tacchi vertiginosi, la donna si finge cliente ordinario dei più sontuosi hotel super-stellati per verificare se la qualità rivendicata corrisponde al prezzo da sballo. Dotata di una valigetta da agente speciale, Irene prova tutto: trattamenti estetici, ristorante per gourmet, servizio in camera, guarda sotto il letto per vedere se chi pulisce le stanze ha lasciato una pantofola da bagno, ripassa le superfici lignee alla ricerca di un velo di polvere, osserva il comportamento dei camerieri. Alla fine, prima di rivelarsi al concierge e di parlare col direttore, stende il suo rapporto implacabile per la società che l’ha assunta.

«Sono il tuo ispettore ideale… perché non ho una vita» sorride al capo, il quale le sta affidando nuove incombenze in giro per il mondo. Del resto, lei è single, non ha figli, ama viaggiare in aereo, non sembra patire la solitudine, un po’ come succedeva a George Clooney in “Tra le nuvole”: solo che lui “tagliava teste”, licenziava povera gente per conto dell’azienda, gettandola nella più cupa disperazione; mentre Irene, al massimo, provoca un rimbrotto nei confronti di un cameriere fesso che a San Casciano maltratta una spersa coppietta di sposi alla quale i genitori hanno pagato un soggiorno a 5 stelle. Una delle scene più azzeccate del film; l’altra è lo strano incontro a Berlino con l’antropologa inglese incarnata da Lesley Manville.

Per quanto Margherita Buy, elegante e sensuale, a proprio agio quando c’è da chiacchierare in inglese o francese con qualche occasionale cliente incontrato in albergo, sia la protagonista assoluta della storia, “Viaggio sola” arricchisce per contrasto la tessitura ponendo accanto a Irene alcuni personaggi “a chiave”: l’ex fidanzato molto bio Stefano Accorsi incerto se diventare padre dopo aver messo incinta la più giovane e scalpitante Alessia Barela; la sorella Fabrizia Sacchi, mamma devastata dalle incombenze domestiche e sessualmente un po’ in crisi col marito violinista Gian Marco Tognazzi.

Scritto dalla regista insieme a Ivan Cotroneo e Francesca Marciano, “Viaggio sola” è un film solo a prima vista irrisolto e randagio. Al sottoscritto sembra toccante, in equilibrio tra commedia e dramma, animato da un palpito sincero che si rispecchia nelle traiettorie psicologiche ed esistenziali dei personaggi. Semmai disturba, come spesso nei film italiani, l’eccesso di musica, specie quando sovrasta i dialoghi e si preoccupa di riempire i vuoti. Drammaturgicamente, il paradosso consiste nel raccontare una donna normale che si comporta da riccona per essere creduta, ma in fondo guadagna intorno ai 2.500 euro al mese e vive come molti di noi. Psicologicamente, il dilemma consiste nell’interrogare lo spettatore sulla condizione umana di Irene. Una quarantenne sola e un po’ inerte, restia a ributtarsi nell’amore, o felicemente risolta anche senza figli e marito?

Michele Anselmi

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