Il secolo dei supereroi. Superman, fra morte e rinascita

Se si provasse a cercare, nel cinema degli anni Duemila, una costante figurativa che ritorna incessantemente, non potremmo che essere d’accordo nell’affermare che si tratta del Supereroe. Svincolatisi dalla carta stampata degli albi a fumetti, gli eroi nati nel Novecento hanno acquistato una forma cinematografica ben definita e in continua specificazione. È vero che c’erano già stati dei precedenti felici, ma essi avevano coinvolto sostanzialmente solo Superman e Batman. Con il nuovo millennio, invece, c’è stata una vera e propria esplosione della cinematografia dei supereroi e il 2013 non sembra voler smentire questa tendenza.

Una delle ragioni principali risiede senza dubbio nel fatto che viviamo nell’era dell’insicurezza e quindi è cinematograficamente molto piacevole vedere che il mondo, anche nel pericolo di una distruzione, può essere salvato. Non va dimenticato che il cinema è sempre stato (e continua ad essere) il più grande cantastorie dell’intera umanità, un produttore di favole che per qualche ora riesce a farci credere che una possibilità di salvezza ci sia, per tutti.

Ciò che veramente colpisce però è che si stanno preparando due film che trattano in maniera antitetica dello stesso eroe: Superman. Si allude a Superman: la leggenda e a L’uomo d’acciaio. Per rendersi conto di che cosa si vuole dire, basta d’are un’occhiata ai trailer delle due pellicole, facilmente reperibili online. Da una parte, la morte dell’eroe con i suoi funerali in pompa magna e bandiera americana sulla bara; dall’altra la rinascita, il nuovo inizio, un reboot dell’intera saga. La cosa è un unicum cinematografico e va quindi indagata nella sua specificità.

Intendiamo qui proporre una chiave di lettura dell’evento, utilizzando uno schema concettuale nato e pensato per altri scopi. Edward Said, nel suo celeberrimo testo Οrientalismo, a proposito del rapporto fra la colonia indiana e la madrepatria britannica, parla di una persistenza dell’immagine del funzionario inglese dopo la sua dipartita attraverso dei simulacri che preludono all’arrivo di un nuovo governatore. Ebbene vogliamo suggerire che anche nel caso di Superman valga più o meno la stessa cosa: dopo il fallimento di Superman Returns (2006), si percepisce la necessità di un rilancio sia commerciale che ideale del supereroe, che però non può che passare attraverso un momento di crisi, in questo caso estrema e coincidente con la sua stessa morte.

L’idea del trapasso dell’eroe (cui segue pronta e confortante rinascita) è un fatto fortemente innovativo all’interno dell’immagine di questa figura che i media hanno sempre costruito. Essa è da sempre considerata inattingibile e solo in parte soggetta ai vincoli fisici che la condizione umana da sempre impone. Questa innovazione introduce quindi un forte senso di umanità all’interno dell’immagine pseudo mitica che i supereroi hanno sempre avuto e in virtù della quale sono stati concepiti. Anche in questo caso non si può non rilevare come si tratti in realtà dell’esplosione di una tendenza già ampiamente in atto nella trilogia di Batman firmata da Nolan.

Ma c’è anche un elemento nuovo, che poi è anche la grande differenza fra Superman e Batman: mentre il secondo (così come Iron Man, di cui è in uscita il terzo film) è in fin dei conti un comune individuo che si fa crociato della giustizia grazie a una nuova Excalibur tecnologica, il secondo è a tutti gli effetti un individuo superiore per consistenza e caratteristiche. Ebbene, finalmente l’ombra della fallibilità si abbatte anche su di lui, rendendolo molto più vicino a quegli uomini che deve diegeticamente proteggere e, fuori dal film, consolare.

Giuseppe Previtali

Lascia un commento