Mi rifaccio vivo. Il ritorno di Rubini con una commedia surreale

In sala dal 9 maggio, Mi rifaccio vivo è una commedia surreale che segna il ritorno al cinema di Sergio Rubini come regista. Nel cast i principali protagonisti del mondo della televisione e del cinema, quali Neri Marcorè, Emilio Solfrizzi, Vanessa Incontrada, Margherita Buy e Valentina Cervi, per raccontare la storia di Biagio Bianchetti e del suo acerrimo nemico Ottone Di Valerio. Attraverso flashback e ciclicità Rubini costruisce una pellicola surreale, affidata prevalentemente ad una voce narrante.

Ma se il cinema italiano è in crisi, gli incassi al botteghino sono scesi dell’8 per cento e nell’ultimo Festival di Cannes l’unica presenza italiana, nella sezione concorso, è rappresentata dalla pellicola La grande bellezza di Paolo Sorrentino, Mi rifaccio vivo ne è una prova. E non per i validi messaggi e le buone intenzioni di pacificazione trasmessi da Sergio Rubini, non per il cast artistico, che rappresenta il gotha della televisione e del cinema italiano, ma per la realizzazione sciatta e la mancanza di passione che trapelano. Il messaggio finale che giunge allo spettatore non è quello di una pellicola finalizzata a mostrare la storia di un antagonismo per cercare una pacificazione, tra l’altro di pura finzione, come è la risata grottesca che suggella il contrasto tra Ottone Di Valerio e Dennis Rufino, ma di un film realizzato per far cassa e far divertire pochi.

All’interessante inizio che rievoca i drammi adolescenziali di Biagio Bianchetti segue il racconto surreale, che è talmente intrecciato, anche a causa dell’inserimento di un altro personaggio protagonista quale Dennis Rufino, da perdersi e non far percepire più la mano del regista.  Ma questo per via della presenza di molti attori comici, perché Mi rifaccio vivo – si obietterà – è infatti una commedia. E pur si ride poco e solo per la fisicità di Lillo, mentre gli altri personaggi appaiono semplici macchiette costruite in maniera esagerata. Molte scene si basano poi su gag stereotipate, come i tradimenti, le vendette di amanti, l’antagonismo derivato da divergenze di classe, che spiegano la presenza di Marx nel paradiso cui giunge Biagio Bianchetti. La mancanza di cura è percepibile da altri aspetti, come ad esempio la scelta dei brani musicali, sconclusionati e poco adatti alle scene mostrate, e la frequente storpiatura dei nomi, come quello di Dennis, pronunciato a volte con la doppia n e a volte con una sola.

Alessandra Alfonsi

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