VIRGINIE EFIRA: DOVE LA TROVIAMO DA NOI UN’ATTRICE COSI’?

L’angolo di Michele Anselmi | Per Cinemonitor

Domanda: dove la troviamo in Italia un’attrice come Virginie Efira? Così bella, bionda, brava, spiritosa, sexy, duttile, capace di ironizzare su se stessa e insieme di contribuire alle sceneggiature? Non la troviamo. Si dirà: abbiamo Valentina Lodovini, Carolina Crescentini, Cristiana Capotondi, Ambra Angiolini, Anna Foglietta, Paola Cortellesi, Violante Placido, Jasmine Trinca, Alba Rohrwacher; le più mature Isabella Ferrari, Margherita Buy e Sabrina Ferilli. Vero. Volendo si possono aggiungere Barbora Bobulova e Kasia Smutniak, che però non sono italiane, pur parlando l’italiano meglio di tante nostre interpreti; e naturalmente Maya Sansa, forse la più brava e intensa di tutte, specie quando recita con Marco Bellocchio o in Francia.

Tuttavia la belga Virginie Efira – parere personale – le supera tutte. Non se la tira come alcune colleghe francesi, sfodera una “burrosità” fisica, un po’ alla Marilyn, che la rende ideale per la commedia ma capace anche di misurarsi con ruoli diversi, più drammatici, pur venendo dalla tv dei ragazzi. Se siete incuriositi, e non l’avete vista in “Kill Me Please” di Olias Barco, in “Il mio migliore incubo” di Anne Fontaine o nello spassoso “Per sfortuna che ci sei” di Nicolas Cuche oggetto di un remake italiano con Enrico Brignano e Ambra Angiolini che lascia prevedere il peggio, non perdetela in “20 anni di meno” di David Moreau, nelle sale da giovedì 9 maggio, nell’ambito della Festa del cinema a prezzi scontati. Trentasei anni appena compiuti, fisico non ritoccato da pin-up, gambe ben tornite, un sospetto di pancetta, capelli biondi e sguardo birichino, la signorina si conferma interprete spigliata e brillante. Viene da pensare un po’ alla nostra Monica Vitti dei tempi d’oro.

Magari non è un caso che in Francia abbiano rispolverato per lei il mitico adagio che Charles Denner flautava in “L’uomo che amava le donne” di François Truffaut. Ricordate? «Le gambe delle donne sono compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia».
Se in “Per sfortuna che ci sei” era la designer automobilistica Joanna, vittima predestinata di un uomo che porta sfortuna alle sue fidanzate, sin dalla prima infanzia, salvo rovesciare con l’amore il potere devastante del menagramo trovando infine il successo, in “20 anni di meno” è la quasi quarantenne Alice: una giornalista di moda in carriera, a un passo dal diventare redattrice capo della rivista “Rebelle”, ma in crisi di idee e un po’ fregata dalla sua bellezza algida, vagamente alla Hitchcock, tutta chignon e tailleur eleganti.
Divorziata, con figlia tredicenne in casa, Alice sul lavoro è tosta e indisponente, antipatica, forse da giovane custodiva ideali di ribellione, scrisse pure un romanzo intitolato “L’isola senza oceano”; ma oggi appare solo presa dalle ambizioni professionali, peraltro frustrate dal suo vanesio capo gay che forse sta per promuovere un’altra.
Come uscire dall’impasse? Fingendo di vivere un improbabile idillio con un universitario ventenne, Balthazar, conosciuto per caso in aereo e ricontattato per via di una chiavetta Usb smarrita. Lui, incarnato dal giovane attore Pierre Niney (uno della Comedie Française), è invaghito della bella e inarrivabile signora parigina con tacco 12; lei non se lo filerebbe proprio, finché una foto apparentemente malandrina col ragazzo in Vespa rosa non le procura la simpatia dei colleghi e del suo boss. A quel punto perché non sfruttare il momento, magari dando una svecchiata al guardaroba e atteggiandosi a “selvaggia” 2.0 in stile Kate Moss?

In America, come insegnano le serie tv di successo, le chiamano “Cougar” o anche “Milf” (l’acronimo sta per “Mother I would like to fuck”); e anche il cinema, dallo storico “Laureato” al più recente “2 young 4 me – Un fidanzato per mamma” con Michelle Pfeiffer, ha già dato sul tema. Tuttavia la commediola di David Moreau, lieve e maliziosa, ideale anch’essa per un remake tricolore, si lascia vedere volentieri, anche per le battute impertinenti sul mondo della moda e certi gustosi riferimenti al divismo transalpino.
Di sicuro Virginie, ben doppiata da Francesca Fiorentini, si impone sin dalla prima inquadratura per il mix di avvenenza distratta, senso del ritmo e comica verve. Basterebbe leggere i commenti in rete sotto il trailer francese. «Une jeune femme magnifique, et surtout un carisme avec son sourire mutin, vraiment bien plus charmante que d’autres filles de sa géneration très belle mais souvent vulgaire. Bravo! Virginie» digita un tal gisrez. Serve tradurre?

In effetti, pur consapevole della propria venustà, la ragazza ha imparato a gestirsi con cura. Viene da studi seri all’Istituto nazionale superiore delle arti dello spettacolo, ha frequentato il Conservatorio, s’è misurata con il teatro classico, salvo poi approdare alla grande popolarità quando nel 1998 fu chiamata a condurre sul canale belga Club Rtl un programma di culto per gli adolescenti, “Megamix”. Non risultano calendari sexy alla maniera italiana, eppure gli attributi fisici non le mancano. E non sembra nemmeno una di quelle attrice pudiche, tipo Julia Roberts, che impongono nei contratti condizioni capestri sul nudo. Se c’è da spogliarsi, lo fa. Solo che, a differenza di una Michelle Hunziker e di una Simona Ventura, Virginie sa arpeggiare su registri diversi: buffo, drammatico, noir, sensuale, grottesco.

Del resto, la fanciulla pare sveglia. Confessa nelle interviste: «Mi piacciono i piccoli sgambetti che può farci il destino, ci riportano verso una certa umiltà. Sapete, ho giocato molto a poker e so che si può vincere con le mani più basse e perdere con le migliori». Vedendola nel ruolo di Alice, prima e dopo la trasformazione, si intuisce che ha messo qualcosa di sé nel personaggio. Certe minigonne e certe scollature, il modo di scherzare sul sesso anche nella camminata imperiosa, l’idea che la rigogliosa bellezza di oggi, già insidiata da qualche non nascosta rughetta, prima o poi svanirà. Anche il pancione le dona. Virginie Efira l’ha esibito alla prima francese di “20 anni di meno”, insieme al nuovo fidanzato, il regista di origine araba Mabrouk El Mechri, padre del bimbo in arrivo. Coppia pure cromaticamente ben assortita.

Michele Anselmi

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