Hatfields & McCoys, capolavoro “eastern” con Kevin Costner. Ma Sky non lo trasmette in Italia

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Se avete un amico americano sopra i trent’anni, fate questa prova con lui. Dite solo un cognome, Hatfield; aggiungerà di getto un altro cognome: McCoy. Inscindibili. Già perché quella tra gli Hatfield e i McCoy fu la più famosa, barbara e insensata faida che la storia americana ricordi. Articoli di giornali, libri, saggi, romanzi, rappresentazioni teatrali, film, serie tv. Una sporca guerra tra due famiglie sudiste lasciò sul terreno decine di giovani tra il 1865 e il 1891, e ancora oggi, benché gli eredi abbiano lucrato sul leggendario odio rinnovando per finta l’epopea a uso e consumo dei turisti, ci si chiede: perché? Perché continuarono ad ammazzarsi come lupi famelici, spesso nell’indifferenza della legge, senza neppure più la scusa di quella che noi italiani chiamiamo “guerra di secessione” e gli americani, giustamente, “guerra civile”.
Solo un’impiccagione, che nel 1891 portò sul patibolo un ragazzo un po’ ritardato, tal Ellison “Cottontop” Mounts, placò la rabbia e mise fine alle sparatorie. A migliaia arrivarono dalla contea per vederlo penzolare dalla forca eretta a Pikeville.

Un pezzo di storia americana, un eastern più che un western: giacché tutto si svolse nei boschi al confine tra West Virginia e Kentucky, a un passo dai monti Appalachi. E il bello è che i due patriarchi, cioè William Anderson “devil Anse” Hatfield e Randolph “old Randall” McCoy, avevano combattuto entrambi per i confederati contro gli unionisti.

Sul tema, la parola definitiva l’ha detta forse una miniserie tv prodotta da History Channel, regia di Kevin Reynolds, con Kevin Costner e Bill Paxton nei ruoli principali. Tre parti, per complessivi 286 minuti, che probabilmente in Italia non vedremo mai perché “Hatfields & McCoys” (il plurale è d’obbligo in inglese) non viene considerata attraente da Sky per il pubblico nostrano. Un vero peccato. E pensare che in patria ha vinto Emmy e Golden Globe, oltre a fare ascolti considerevoli il 28, 29 e 30 maggio 2012: 14 milioni di spettatori il primo episodio, 13 il secondo, quasi 15 il terzo.

Non che le faide siano merce rara da noi, specie giù in Calabria o Sicilia, eppure History Channel Italia fa sapere al “Secolo XIX” che per ora non se ne parla. Però l’hanno vista in Gran Bretagna, Brasile, Messico, Cile. Quanto al cofanetto dvd, che pure esiste al prezzo scontato di 14.97 dollari, vai a sapere se la Sony lo distribuirà in Italia.

Peccato, perché Kevin Costner, l’ultimo westerner del cinema e in buona misura l’animatore del progetto, ha fatto un superbo lavoro con “Hatfields & McCoys”: di ricostruzione storica, di scavo antropologico, di recitazione anticonvenzionale. Del resto, il sodalizio col regista Kevin Reynolds parte da lontano, da “Fandango” del 1985, tra alti e bassi commerciali. Non sorprenda che tutto sia stato girato in Romania, dalle parti di Brasov, sotto i Carpazi: per risparmiare, come era già successo con “Ritorno a Cold Mountain” di Anthony Minghella, anch’esso ambientato negli anni della guerra tra Nord e Sud. Tuttavia bisogna saperlo per farci caso: perché gli interpreti, da un irriconoscibile Tom Berenger ingrassato a Mare Winningham, Jena Malone e Power Boothe, sono tutti americani; e perché armi, arredi, selle, case, ambienti sembrano presi di peso da fotografie dell’epoca virate in seppia.

Senza troppi psicologismi, partendo dall’amicizia in trincea tra i due protagonisti, per poi immergersi nel meccanismo forsennato della faida, la miniserie racconta una società rurale traumatizzata da quella maledetta guerra fratricida. Gli Hatfield, più ricchi e influenti, commerciavano in legname, i McCoy, più poveri e isolati, coltivavano la terra. In realtà non fu la contesa attorno a una scrofa ad accendere le ostilità tra le due famiglie, nel gennaio 1865, bensì l’uccisione di Asa Harmon McCoy, fratello di Randolph, “colpevole” di aver combattuto per l’Unione e quindi inviso al brutale cugino di Hatfield, Jim Vance. La storia del maiale arrivò tredici anni dopo, e di lì a poco, come in una variazione campagnola di “Romeo e Giulietta”, la faccenda si invelenì a causa dell’amore impossibile tra Roseanne McCoy e Johnse Hatfield, con tanto di gravidanza e ripudio della fanciulla. Fu l’inizio di una mattanza: tra esecuzioni, imboscate, case incendiate, bounty-killer, vere e proprie battaglie campali. McCoy, impazzito per la morte della moglie mai ripresasi da una botta in testa, si diede fuoco per sbaglio nel 1914. Hatfield, dopo essersi fatto battezzare nel fiume, si spense nel 1921.

«Nell’incarnare “Devil Anse” Hatfield ho provato a mettermi nei suoi panni, a tornare indietro nel tempo, a quella stagione di odio furente prodotta dalla guerra, senza tirare in ballo le mie sensibilità di uomo contemporaneo» ha spiegato Costner. Barba lunga, cappello sformato, pipa sempre accesa e capelli scuri, l’attore 58enne giganteggia nel ruolo del capofamiglia quasi costretto dagli eventi a rispondere colpo su colpo all’ex compagno d’armi. Tredici figli aveva Hatfield, altrettanti McCoy. Furono loro ad alimentare la faida, e pochi alla fine restarono in piedi.

Michele Anselmi

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