Bimba col pugno chiuso: un invito dal passato a investire sul futuro

Il periodo fra la fine di aprile e l’inizio di maggio è uno dei più importanti per la memoria collettiva della nazione italiana, essendo il momento in cui trova manifestazione il ricordo della Liberazione e viene data voce ai lavoratori che, oggi più che mai, hanno bisogno di essere rappresentati. Sulla prima di queste due occasioni di riflessione si concentra il documentario Bimba col pugno chiuso, che attraverso la voce di Giovanna Marturano, classe 1912, ci porta proprio dentro la storia di un Paese che vive il dramma della guerra e della lotta partigiana.

Seguendo la voce di Giovanna e vedendola raccontare la sua vicenda e quella della sua normalissima famiglia è possibile avere un’immagine diversa di quei momenti così carichi di ideali, meno istituzionale ma certamente più vitale. Rifuggendo lo stereotipo dell’histoire evenementielle, dando cioè il giusto spazio a un racconto personale che riflette in sé il valore di universalità del suo messaggio, si è accompagnati nella rievocazione non solo di un altro mondo ma anche (e soprattutto) di una diversa sensibilità verso la vita.

Intervallata dai piacevoli frammenti animati che fanno da controcanto visivo al racconto orale di Giovanna, la pellicola colpisce per la sua intensità disincantata. La drammaticità degli eventi convive con i ricordi aneddotici dell’anziana partigiana e il risultato è un arazzo narrativo dai diversi accenti che si spande in diacronia dal Fascismo alla Liberazione. La voce e il volto di Giovanna acquistano qualità quasi tattile e questo contribuisce ancora di più a riconoscere qualcosa di intimamente vero ed attuale nelle sue memorie.

Particolarmente significativo per questo motivo appare il passaggio in cui il racconto viene portato in una scuola e, attraverso gli occhi degli studenti, si può facilmente capire quale sia il valore di estrema attualità che la parabola esistenziale di Giovanna Marturano ha tracciato, che si concretizza nell’invito a una ribellione continua, mai ridotta  a sterile ossequio di un’ideologia partitica ormai irrealizzabile.

Ciò che rimane dopo la visione di questo bel documento è una sensazione di vuoto intimamente positivo, un nulla da cui si può cominciare a costruire un tentativo di cambiamento veramente funzionale a modificare la storia del nostro tempo, per non rimanere abbarbicati in una condizione di cittadinanza passiva ma arrivare a riscoprire un modo per far sentire la voce dell’oggi.

Giuseppe Previtali

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