Fast & Furious 6, la vendetta dell’Alfa Romeo

L’angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su “il Secolo XIX”

D’accordo, custodisce un anima «bella e guerriera», come assicurava uno spot con Uma Thurman armata di katana simil “Kill Bill”, ma che ci fa una Giulietta Alfa Romeo Quadrifoglio nel nuovo “Fast & Furious”? Uscito in Italia mercoledì 22, totalizzando in soli cinque giorni 7 milioni e 500 mila euro, il sesto capitolo della saga “donne, sberle, spari & motori” sfodera a sorpresa la berlinetta nazionale, naturalmente rossa, e ne fa tutt’altro che una comprimaria. Nel sottofinale, Brian e Mia, due del mitico team di avventurieri capitanato da Dominic Toretto-Vin Diesel, la tirano giù letteralmente da un gigantesco aereo Antonov russo e la proiettano in una corsa al cardiopalma, inseguita dalle fiamme, tra frenate e carambole. Non capita tanto spesso alle automobili tricolori, a parte la serie a cartoni animati “Cars”, specie in questi filmoni d’azione ricolmi di effetti speciali mirabolanti.

Nelle sale italiane, quando viene inquadrata la Giulietta, scatta spontaneo l’applauso: un po’ di auto-nazionalismo non guasta, tanto più dopo aver visto all’opera per quasi due ore una sequela di “mostri ruggenti” capaci di sbriciolare ogni record. Per chi è fanatico del ramo eccone alcuni: una Ford Escort Mark1 azzurra, una Dodge Challenger nera, una Jensen Interceptor Mark 3 cromata, una Dodge Charger Daytona color ruggine, una Aston Martin DB9 argentata, una Lucra LC47 verde e bianca.

Troppo appetitosa l’occasione, vista la dimensione degli incassi, per l’Alfa Romeo che Sergio Marchionne intende rilanciare negli Usa a partire dal Salone di Los Angeles del novembre 2013, quando farà la sua comparsa la nuova 4C, sportiva due posti a trazione posteriore e motore centrale. Saranno 1.500 le vetture destinate ogni anno al mercato americano, a partire da dicembre. Per la cronaca, l’ultima Alfa Romeo commercializzata negli States è stata la 164, prodotta dal 1987 al 1998. Dopo se si esclude la 8C Competizione, venduta in appena 500 esemplari in tutto il mondo, più nulla.

Pensate: “Fast & Furious 5”, due anni fa, totalizzò qualcosa come 625 milioni di dollari, 209 dei quali solo negli Usa. Dal sesto episodio, sempre diretto da Justin Lin in chiave che più adrenalinica non si può, la Universal si aspetta addirittura di più. Vedremo: di sicuro sarà un successo. Infatti gli uomini del Biscione hanno già pensato di ottimizzare l’effetto-cinema reclamizzando, attraverso alcune sequenze del film, la nuova versione con cambio sequenziale Tct. Intanto sei esemplari della “Giulietta Fast & Furious 6 Limited Edition” saranno in vendita solamente al Motor Village Marylebone di Londra. Perché lì? Perché buona parte dell’avventura, che oppone la squadra di Toretto, incapace di godersi la bella vita alle Canarie dopo un colpo a Rio da 100 milioni di dollari, a quella di un crudele ex soldato delle Sas britannico convertitosi al crimine, si svolge proprio sulle strade dell’Inghilterra. Sotto lo sguardo dell’enorme agente Fbi Dwayne Johnson, un altro che gira sempre in canottiera con montagna di muscoli a vista.

Anche stavolta trionfano i buoni sentimenti: l’amore, l’amicizia, la famiglia, la fedeltà. Con tanto di sorpresa finale dopo i titoli di coda, in vista del settimo episodio. E pensare che al suo apparire, dieci anni fa, il primo “Fast & Furious” fu accusato d’essere antieducativo, un cattivo modello che produceva emulazione. Anche per questo una scritta sui titoli di coda invita tuttora i ragazzi a guidare con calma, «a non imitare certe acrobazie con le auto, perché tutto quello che si vede è realizzato a strade chiuse, con l’aiuto di stuntman provetti». In realtà, la “filosofia” originaria di “F&F”, cioè le gare estreme, ritualizzate in chiave di prove di forza, di riti di passaggio, facendone materia di spettacolo, un po’ alla maniera di “Gioventù bruciata”, s’è stemperata. I personaggi sono cresciuti, appaiono più tormentati, pure complessi; il mix di sesso, feticismo, velocità, additivi e lubrificanti oggi sembra ormai ripudiare un certo gusto exploitation da b-movie per giocare nella serie A.

Magari con la Giulietta normale, quella che si vende qui in Italia, senza turbina e diavolerie, certe follie sarebbero impensabili, ma è meglio non provarci. Godiamoci invece, noi italiani, questo ritorno di fiamma – è il caso di dirlo – per l’Alfa Romeo. Tranne sporadiche apparizioni, bisogna tornare con la memoria al 1967, insomma al “Laureato”, per ritrovare un modello della casa milanese ben piantato in un film hollywoodiano. La Duetto rossa guidata da Dustin Hoffman fece la fortuna americana della spider 1600, con ricaschi planetari; al punto che un’edizione speciale, detta “Graduate”, che significa appunto “laureato”, fu disponibile negli Usa per tutti gli anni Ottanta.

Poi il marchio del Biscione non ebbe più tanta fortuna sul grande schermo. Vero, nel lontano “Octopussy” James Bond guidava un’Alfetta Gtv che dava la birra a due Bmw; e due 159 nere, ricolme di cattivi, inseguono la Aston Martin di 007 tra le cave di marmo di Carrara nel recente “Quantum of Solace”. Una Giulietta Spider apparve anche nel “Giorno dello sciacallo”, mentre John Malkovich guida una 156 Sportwagon rossa nel “Gioco di Ripley”.
Poca roba, insomma. A differenza della Lancia, sulla quale, in un primo tempo, l’impulloverato amministratore delegato di Fiat e Chrysler sembrava aver puntato, facendone anche un marchio da cinema. Per dire: in “Angeli e demoni” di Ron Howard non si vedono altro che Lancia Delta, la stessa auto reclamizzata da Richard Gere in un discusso spot pro-Tibet che fece arrabbiare i cinesi. Ma il mercato statunitense non sembra adatto alle Lancia, ormai in larga parte figliate da modelli Chrysler. L’Alfa Romeo no: il marchio è onusto di gloria, scalda ancora i cuori dei patiti, l’importante è azzeccare il modello per ripartire. “Fast & Furious 6” è una buona piattaforma di lancio.

Michele Anselmi

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